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L'immagine riflessa

Cosa s’intende per narcisismo?

Ogni persona, essendo dotata della capacità autoriflessiva, è in grado di pensarsi nelle dimensioni temporali del presente, passato e futuro.

Questo atto di pensiero è sempre una ricostruzione dell’immagine di sé, sulla base di fatti ed esperienze personali, il cui esito generale è l’attribuzione di valore o disvalore personale a sé stessi e agli altri.

Questo processo attributivo ha l’effetto di dare e mantenere la continuità e costanza dell’immagine di sé e del mondo; è fondamentalmente adattivo e utile nella misura in cui crea un buon equilibrio tra ciò che una persona si sente e ciò che immagina potrebbe essere o vorrebbe essere. È nell’ottica di questo confronto che si strutturano le dinamiche del cambiamento e crescita personale, attraverso la valorizzazione di sé, l’accettazione delle proprie personali aree critiche, la strutturazione di nuovi obiettivi ancorati all’interno dell’orizzonte delle proprie possibilità.

Si parla al contrario di narcisismo quando l’ideale del sé scavalca e scalza sistematicamente l’immagine reale di sé. Questo può accadere sostanzialmente con due modalità principali:

  1. Quando una persona attribuisce a sé stessa sempre un alto valore, anche di fronte a situazioni o relazioni che ne invalidano il funzionamento. È come se utilizzasse un paio di occhiali speciali che le permettessero solo di vedere i suoi lati positivi, le sue capacità, la sua intraprendenza ed il suo dinamismo. Questo tipo di narcisismo può essere definito esplicito, grandioso nelle fantasie e bisognoso di ammirazione: deve essere ammirato per piacersi.
  2. Quando una persona attribuisce a sé stessa un basso valore. Questo tipo di narcisismo può essere definito implicito. Tuttavia non siamo nell’ambito della depressione, in quest’ultimo caso infatti l’attribuzione di basso valore a sé non solo è più sostanziale ma si associa anche all’idea di irreversibilità: “Non valgo e questa cosa non può essere modificata”. Nell’ambito del narcisismo al contrario l’attribuzione a sé di basso valore non è sostanziale ma derivata dall’idea di meritare sempre di più. Ha sentimenti di inferiorità, dubbi pervasivi su di sé, è propenso alla vergogna, fragile, cerca incessantemente gloria e potere ed è sensibilissimo alle critiche e agli insuccessi. All’idea della propria fragilità si associa l’eccessivo coinvolgimento perfezionistico in attività volte a dimostrare il proprio valore: deve piacere agli altri per piacersi.

Quali effetti nella vita pratica?

I due atteggiamenti descritti sopra se portati all’estremo descrivono una situazione di disagio personale rappresentabile all’interno dell’area narcisistica. Tale disagio può anche non esprimersi nella misura in cui la persona non intraprende relazioni o non partecipa a situazioni esterne (che sono sempre relazionali: intimità con un partner, relazioni amicali, relazioni in ambito lavorativo) che pongano in discussione il funzionamento personale. Lo stare con gli altri e “negli altri” inevitabilmente crea delle situazioni di compromesso, dove il “sentirsi OK” implica il dover cambiare/modificare o smussare alcuni aspetti personali critici o chiedere che l’altro adatti alcuni suoi aspetti personali alla relazione in atto. Un funzionamento narcisistico nasce dall’incapacità a vedere le proprie fragilità o dal bisogno di nasconderle. Alla base c’è sempre un bisogno importante di essere accettato dall’altro.

Partendo da questi presupposti, si possono evidenziare in termini generali le seguenti difficoltà:

Conseguenti problematiche riferite a sé stessi e problematiche riferite al rapporto con gli altri.

Perfezionismo, ipercontrollo dell’altro, iperlavoro, burnout, velocità nelle relazioni, mancanza di focalizzazioni personali e incapacità a leggere i propri stati emotivi, scarsa capacità empatica, impulsività, intolleranza alle critiche e ai fallimenti, conflittualità esasperata nelle relazioni che non riconoscono il proprio valore personale, sganciamento emotivo nelle relazioni intime, fuga dalla routine.

Ciò nasce come descritto sopra dall’idea di dimostrare il proprio valore agli altri per potersi piacere. Può strutturarsi quindi su comportamenti di mascheramento del proprio sé, su atteggiamenti perfezionistici ed di eccessivo investimento motivazionale nelle azioni di perseguimento dei propri obiettivi, che a questo punto sono sostenute più da dimensioni di valore che di piacere personale. La persona esce dalle aree del proprio piacere ed aderisce letteralmente a ciò che si aspetta che agli altri piaccia. L’obiettivo è quello di essere riconosciuto, stimato, ammirato. Il problema non nasce quando gli altri aderiscono al ruolo di ammiratori che gli viene implicitamente attribuito, ma al contrario quando non accettano tale simmetria relazionale. Questo può verificarsi in tutti gli ambiti relazionali della persona, da quelli più intimi, come nelle relazioni di coppia e familiari a quelli più esterni come nei contesti lavorativi. L’iperinvestimento motivazionale sulla dimostrazione del proprio valore per ottenere ammirazione, può creare sul piano personale, alla lunga, insoddisfazione continua per gli obiettivi raggiunti: è come se ogni traguardo perseguito non fosse sufficiente a dimostrare il proprio valore ed ogni valore perseguito viene di conseguenza immediatamente soppiantato da uno superiore.

La noia esistenziale può diventare un’ulteriore forma di disagio, nel momento in cui la persona non riuscisse momentaneamente a costruirsi, nel proprio orizzonte di attività, degli obiettivi da perseguire, o nel momento in cui il suo stare nelle relazioni diventasse una routine quotidiana.

In quest’ottica la persona può implicarsi ed applicarsi eccessivamente ad un’attività a discapito di altre altrettanto importanti o viceversa applicarsi eccessivamente in una molteplicità di settori, evitando ogni momento di stasi, con il rischio di sovraesporsi allo stress e al burnout sia lavorativo che relazionale.

La rabbia e la rivalsa narcisistica, con le relative conflittualità, possono irrompere nelle relazioni quando gli altri non accettano il ruolo implicito di spettatori e ammiratori attribuitogli.

Infine il crollo depressivo, può essere una conseguenza ulteriore, che si struttura nel momento in cui la persona perde definitivamente i propri contesti di ammirazione o quando uno di questi, al quale viene attribuito un valore sostanziale (relazione di coppia, piuttosto che ambito lavorativo, piuttosto che limitazioni sul piano fisico dovute allo strutturarsi di una patologia medica) si incrina sostanzialmente. Il problema narcisistico ed il relativo disagio si evidenzia quando lo specchio dell’ammirazione da parte dell’altro si rompe.