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I disturbi di personalità: classificazione

Come si può definire la "personalità?"

La Personalità si riferisce ad un insieme di tratti distintivi, stili e modelli di comportamento che danno stabilità al nostro carattere, definendo una certa stabilità inter-situazionale e che descrivono la nostra individualità: come percepiamo il mondo e noi stessi, i nostri atteggiamenti, i nostri pensieri e sensazioni, il modo in cui ci rapportiamo a noi stessi e agli altri, l’insieme degli scopi personali e strumentali che ci prospettiamo, il modo in cui organizziamo il nostro comportamento intenzionalmente ed incidentalmente al fine di perseguirli.

 

 

Quando si può parlare di disturbo di personalità?


Le persone che presentano un disturbo di personalità o qualche tratto caratteristico di un’organizzazione psicologica poco flessibile generalmente hanno una certa difficoltà a strutturare delle relazioni funzionali con gli altri. Ciò può essere la diretta conseguenza della tendenza ad assumere atteggiamenti inflessibili, rigidi, che inficiano la capacità adattiva a rispondere ai cambiamenti e alle richieste della vita, in uno o più contesti sociali che la caratterizzano (rapporti con il partner, famiglia, lavoro, relazioni sociali esterne). Le invalidazioni sociali ricevute (ad esempio una critica piuttosto che un’impasse relazionale) vengono vissute più per la connotazione ed attivazione emotiva che determinano all’istante (ansia, rabbia, tristezza, vergogna etc.), che per l’informazione di ritorno eventualmente utile al riassestamento del proprio sistema psicologico e delle proprie personali modalità di interazione con gli altri e sé stessi. In questo senso, la persona, di fronte a situazioni critiche (tutte quelle che normalmente potrebbero creare una invalidazione sul piano personale) pensa, sente e contro-reagisce utilizzando modelli passati (schemi), piuttosto che mobilitare nuove risorse, al fine di capire ciò che sta accadendo.

 

Perché si utilizzano strategie, atteggiamenti, comportamenti, pensieri, immagini, stati mentali disfunzionali, persistentemente?

Innanzitutto è importante sottolineare che questo aspetto rappresenta una caratteristica piuttosto peculiare, quando si parla di disturbo di personalità: la rigidità di funzionamento sul piano delle relazioni personali. Perché le persone “preferiscono” (non è sempre una scelta consapevole) modalità rigide che si sono rivelate poco funzionali o completamente disfunzionali con l’esperienza, a modalità di lettura dei fatti differenti? La risposta va cercata nella relazione tra capacità previsionale e intolleranza dell’incertezza: è paradossalmente più funzionale una strategia di pensiero, emozione, azione, poco funzionale e poco adattiva ad un’assenza di tutto ciò e ad una totale mancanza di strategia, pensiero, emozione, azione; quest’ultimo caso infatti implica un vuoto di rappresentazione di sé e di ciò che accade, che è nella sostanza poco economico per il sistema psicologico.

 

Come si può riconoscere un disturbo di personalità


I disturbi di personalità si fondano su dei tratti personali comuni a tutti (coscienziosità, estroversione vs introversione, timore dell'incertezza, bisogno di controllo, bisogno di appartenenza etc). Tuttavia nei disturbi di personalità questi elementi si presentano in modo coercitivo, rigido, inflessibile e ad alta intensità. Tali caratteristiche devono presentarsi con una intensità tale da causare disagio, sofferenza emotiva o problematiche importanti nel funzionamento individuale e relazionale.

 

Quali sono le possibili cause di un disturbo di personalità?


Alcuni esperti ritengono che le cause dei disturbi di personalità possano essere ricondotte ad eventi specifici e protratti che si verificano durante la prima infanzia ed eserciterebbero in questo modo una forte influenza sul comportamento successivo. Particolarmente significative sono tutte le ricerche che hanno tentato di individuare una relazione tra stile di attaccamento e qualità delle relazioni tra i genitori o caregivers principali ed il bambino, insieme alla costellazione specifica dell’organizzazione familiare, sia da un punto di vista interazionale e simbolico, che da un punto di vista delle modalità di gestione degli scambi, dei bisogni, degli affetti. Altri collocano la causalità dei disturbi di personalità in fattori geneticamente predisponenti. Queste due cause non si escludono, infatti in alcuni casi fattori ambientali, connessi con la relazione tra il bambino ed i suoi caregivers, possono insistere su una vulnerabilità genetica predisponente. Non è il singolo evento o episodio stressante a creare le basi per una personalità poco adattiva, ma la perduranza di rapporti disfunzionali.

 

Quali Tipologie di Disturbo di Personalità?


Sono stati classificati differenti disturbi di personalità, ciascuno con un proprio set di comportamenti e sintomi prevalenti. Questi sono stati suddivisi in tre categorie principali o cluster:

CLUSTER A

Il gruppo A è caratterizzato da comportamenti considerati "strani" o "paranoici" e dalla tendenza del soggetto all'isolamento e alla diffidenza. I comportamenti, sottesi da una specifico schematismo emotivo e cognitivo, possono apparire eccentrici.

CLUSTER B

Il gruppo B si caratterizza per un comportamento emotivamente drammatico, irregolare ed instabile. Si può caratterizzare inoltre per la mancanza della capacità di rappresentarsi gli stati mentali dell’altro e quindi dalla difficoltà conseguente a costituire sufficienti spazi empatici negoziati.

CLUSTER C

Nel gruppo C è fortemente presente e predominante la dimensione emotiva della paura, dell’ansia, della vergogna sottesa da un orientamento critico dominante orientato verso di sé (bassa autostima).

 

Cluster A


Disturbo di personalità schizoide
. La personalità schizoide si caratterizza per un marcato ritiro verso l’introversione, come strategia difensiva verso un “mondo” rappresentato come altamente pernicioso e/o inutile. Questo aspetto può caratterizzarsi ad esempio per una riduzione sostanziale della socialità informale, all’interno di un mondo fantastico difensivo, più immaginato, sognato che reale. I rapporti reali non vengono “semplicemente” evitati perché temuti, come potrebbe accadere quando la persona soffre di un disturbo d’ansia, ma semplicemente non desiderati. Tuttavia è importante sottolineare che tale aspetto si riscontra in particolare nell’ambito delle relazioni sociali informali, dove maggiore è potenzialmente il livello di intimità e vicinanza possibile. Al contrario queste persone possono riuscire a condurre una dimensione sociale lavorativa, dove i rapporti sono più formali e caratterizzati da “distanza emotiva di sicurezza”, senza presentare grosse difficoltà.

Se da un certo punto di vista la posizione schizoide, rappresenta per la persona, una valenza adattiva, rispetto alla sua personale rappresentazione del mondo, da una prospettiva più ampia determina vuoto di investimento emotivo e relazionale, che genera un sostanziale senso anedonico: mancanza di piacere. Il disinvestimento dei contesti relazionali esterni, la mancanza della capacità di provare piacere dalla vicinanza emotiva con gli altri, che vengono quindi disinvestiti di interesse possibile, provoca alla lunga un sostanziale isolamento e ritiro in sé stessi. Se da una parte ciò può rappresentare la matrice psicologica sulla quale può strutturarsi una originalità di pensiero e di fantasia, caratterizzata dalla divergenza dal pensiero collettivo, che non viene nemmeno rappresentato, in quanto non investito di interesse, dall’altra crea stati di isolamento e discrepanza relazionale carichi di sofferenza. La personalità schizoide non deve essere tuttavia confusa con la schizofrenia, in quanto nella prima le funzioni logiche e la capacità di effettuare un esame di realtà sufficientemente “oggettivo” non risultano alterate.


Disturbo di personalità paranoide. La caratteristica fondamentale del disturbo paranoide di personalità è la tendenza pervasiva ad interpretare le azioni degli altri come deliberatamente minacciose e/o potenzialmente umilianti. Si può caratterizzare quindi per un’eccessiva diffidenza, eccessivo rimuginio sui torti subiti, difficoltà a “lasciar correre l’accaduto”, tendenza a legarsi al dito gli eventi relazionali spiacevoli (rancore elevato). Le persone che presentano un’organizzazione di questo tipo possono presentare una capacità di astrazione selettiva delle informazioni relazionali contestuali molto raffinata ed una memoria a lungo termine particolarmente ancorata su eventi spiacevoli, con la capacità di ricordare e reiterare dettagli singoli anche per molto tempo. La tendenza a percepire le realtà relazionali come potenzialmente minacciose, crea uno stato di filtro tra sé e gli altri, particolare: è come se gli altri fossero sistematicamente sondati nelle loro specifiche intenzioni e sottoposte a continui test; l’errore o la debolezza dell’altro viene interpretata sulla base di generalizzazioni rapide. In questo senso possono presentarsi comportamenti aggressivi o scoppi d’ira nel momento in cui l’altro viene percepito come infedele, sleale, ingannevole. Ciò non vuol dire che la persona, la quale presenta un’organizzazione paranoide di personalità, abbia un'errata rappresentazione della realtà dei fatti. I fatti vengono piuttosto interpretati letteralmente, rigidamente, senza alcuna possibilità di considerare come accettabile l’errore e l’imperfezione dell’altro. L’errore e l’imperfezione dell’altro vengono percepiti ed interpretati con una valenza ad alta intensità. Il disturbo paranoide di personalità non deve essere confuso con la schizofrenia paranoide, nella quale l’esame di realtà risulta massicciamente alterata.


Disturbo di personalità schizotipico. Le persone con un disturbo schizotipico di personalità possono presentare pensieri e credenze strane, stravaganti e/o paranoiche.  Presentano generalmente grosse difficoltà a costituire piani di relazionalità con gli altri; in tali situazioni generalmente hanno estremi vissuti d’ansia. Possono ad esempio reagire in modo inappropriato oppure non reagire affatto durante una conversazione o possono parlare con se stessi. Generalmente mostrano anche segni di "pensiero magico", dicendo che possono vedere nel futuro o leggere la mente degli altri. Vari studi hanno riscontrato una certa correlazione familiare tra schizofrenia e disturbo schizotipico di personalità: in quest’ultimo caso infatti, si presentano, talvolta, episodi psicotici brevi, con frequenza relativamente bassa.


Cluster B

Disturbo di personalità antisociale. Si caratterizza per un atteggiamento pervasivo di disprezzo patologico per le regole e le norme ancorate alla convivenza civile e sociale, da un comportamento marcatamente impulsivo insieme alla difficoltà o incapacità di assumere la responsabilità delle proprie azioni e comportamenti. Nel disturbo paranoide di personalità si evidenzia una sostanziale incapacità metacognitiva (area del deficit) nel rappresentarsi gli stati mentali dell'altro (mettersi nei panni dell'altro), il quale viene letteralmente inglobato all'interno di schemi di minaccia percepita. Nel disturbo antisociale di personalità, generalmente non si riscontra tanto una difficoltà (deficit) a prefigurarsi il punto di vista o i sentimenti dell'altro in conseguenza ai propri comportamenti antisociali, ma l'indifferenza verso i diritti legittimi dell'altra persona, dalla mancanza di rimorso e di senso di colpa. L'altro  in sostanza "non esiste" se non nella misura in cui può essere finalizzato al perseguimento dei propri scopi strumentali individuali.

In quest'area si riscontra frequentemente un ad alto rischio di abuso di sostanze, alcolismo, comportamenti delinquenziali individuali o assestati all'interno di un gruppo di appartenenza.

Disturbo Borderline di personalità. La caratteristica peculiare del disturbo borderline di personalità è rappresentabile dalla oscillazione e imprevedibilità dei processi di rappresentazione di sè e degli altri. Il "mondo" interno ed esterno, viene rappresentato e incasellato rigidamente in strutture dicotomiche del tipo bianco - nero, senza spazi per le zone intermedie. Ciò può comportare una notevole instabilità in diversi ambiti personali, tra cui le relazioni interpersonali, il comportamento, l'umore, l'immagine di sé. Si possono presentare cambiamenti improvvisi ed estremi del tono dell'umore, relazioni interpersonali tempestose, immagine di sé instabile, fluttuante, ed imprevedibile, acting out autodiretti. Una persona con personalità borderline può formare un intenso attaccamento personale verso qualcuno, eventualmente idealizzato, salvo poi sciogliere il legame, sia a livello fantasmatico che in termini di agiti comportamentali reali, immediatamente e sulla base di un singolo episodio invalidante. La ricerca di un legame di appartenenza, è vissuto con modalità talvolta eccessiva, quale elemento di supporto definitorio esterno all'immagine ed integrità di sé,  che la sola sensazione di una perdita o di una violazione inaspettata delle attese relazionali, scatena una cascata emotiva incontrollabile. Il bisogno di appartenenza è perseguito anche attraverso comportamenti manipolatori finemente gestiti, o attraverso comportamenti eclatanti finalizzati ad innescare un allarme relazionale nell'altro, con la finalità di spingerlo/obbligarlo a fornire accudimento. Mentre da un punto di vista cognitivo, si riscontra frequentemente uno stile interpretativo e di pensiero tutto - nulla, bianco - nero, diversamente contestualizzato a seconda delle situazioni, a livello emotivo si evidenzia una sostanziale disregolazione emotiva, di fronte ad eventi fisiologicamente e relativamente critici, ma rappresentati come totalizzanti. Le persone con disturbo borderline di personalità non presentano necessariamente un deficit a livello della capacità metacognitiva di riflettere sui propri ed altrui stati mentali, tuttavia questa capacità funziona come l'interruttore della luce, si accende e si spegne. Quando l'attivazione emotiva non è particolarmente elevata, la capacità di mentalizzazione può funzionare anche ad alto livello, salvo poi spegnersi totalmente, anche se solo temporaneamente, nelle situazioni che determinano attivazione emotiva.


Disturbo di personalità narcisistico. Il concetto di disturbo narcisistico di personalità è stata formulata da Heinz Kohut nel 1971. Kohut descrive un quadro clinico caratterizzato da un'idea referenziale di sé eccessivamente grandiosa, bisognosa di ammirazione e riconoscimento, che conserva alcune delle caratteristiche primitive dell’Io infantile, un'immagine interiore eccessivamente idealizzata ed "onnipotente" che l’individuo percepisce come il vero “Io”. Le persone che presentano tale caratteristica, anche se può essere variamente rappresentata in diverse sfumature, sono spesso caratterizzati da un bisogno affettivo specifico, quello di essere ammirati, in misura superiore al normale, da fantasie illimitate di successo e da una ricerca costante di attenzione negli altri. Il mondo viene quindi, sulla base di queste premesse, suddiviso strumentalmente in due gruppi contrapposti: le persone che "meritano" considerazione in virtù delle loro qualità rappresentate o in virtù della loro incidentale o intenzionale utilità agli scopi personali, e persone che "non meritano". La persona che presenta una marcatura narcisistica hanno scarsa capacità empatica, dimostrandosi incapace di riconoscere ed identificarsi con i bisogni degli altri, una struttura di scopi orientata all'aumento del proprio valore e riconoscimento personale/sociale (gruppo), una tendenza a manipolare le situazione e le persone in funzione dei propri scopi, atteggiamenti altamente selettivi verso gli altri, eccessiva competitività.


Cluster C


Disturbo di personalità evitante. Detto anche disturbo ansioso di personalità, si caratterizza per un'immagine particolarmente sottostimata di sé, che rappresenta il cuore sostanziale del problema, anche se spesso i sintomi che spingono ad una richiesta di aiuto, sono maggiormente collocati sul piano dell'ansia sociale o dell'eccessivo ritiro sociale, non desiderato. In questo senso si differenza nettamente dal disturbo schizoide di personalità, dove pur essendo comune l'aspetto sintomatico dell'ansia sociale, in contesti informalizzati e non conosciuti, differente è il desiderio di partecipare ai contesti sociali esterni: mentre la persona con disturbo evitante di personalità pur considerandosi "radicalmente" differente dagli altri, che percepisce sempre come migliori, più capaci, più attraenti (nucleo problematico dell'autostima e della rappresentazione di sè) desidererebbe appartenere, ma non ci riesce, la persona con disturbo schizoide di personalità non condivide pienamente tale desiderio. L'evitamento degli scambi sociali è massiccio e perdurante come strategia protettiva/difensiva verso quei fisiologici processi sociali di invalidazione personale (situazioni critiche) per paura di essere considerati inadeguati, imbarazzati, criticati, feriti o derisi dagli altri. L'interazione possibile viene sempre anticipata da una massiccia fantasmizzazione rimuginante (sul piano somatico rappresentata da ansia sociale), con un dialogo mentale interno improntato all'autocriticismo e alla conferma del cuore patologico del problema: l'immagine particolarmente sottostimata di sè. L'interazione reale si sostanzia invece da un eccessivo ritiro riflessivo (ciò che domina l'interazione reale non è l'interazione reale stessa, ma il controllo rimuginante sull'interazione), da un'elevata attenzione selettiva verso i segnali verbali e non verbali dell'altro, che al contrario del disturbo paranoide di personalità, non vengono letti necessariamente come intenzionalmente denigratori o come conferma della teoria implicita che il "mondo è minaccioso", ma come conferma della propria incompiutezza e difettosità. Il vissuto depressivo può rimarcare un'idea di sè come inadeguata, di fronte alle difficoltà vissute, nel non riuscire a "guardare il mondo"  oltre il muro dell'ansia e della vergogna.


Disturbo di personalità dipendente. Le persone con disturbo di personalità dipendente possono presentare un modello di comportamento eccessivamente sottomesso e dipendente, in questo senso fanno affidamento sugli altri quando si trovano nella condizione di prendere decisioni personali. Richiedono eccessiva rassicurazione e consigli, sono facilmente feriti dalle critiche e dalle disapprovazioni, si sentono a disagio e indifesi, se sono soli, e vivono un carico di sofferenza emotiva elevatissimo quando sperimentano la conclusione di una relazione stretta o quando hanno il timore che possa concludersi. Anche in questo ambito il nucleo centrale del problema è rappresentabile all'interno di un'idea di sè come eccessivamente debole, fragile, bisognoso di rassicurazione ed accudimento. Il bisogno di sentirsi rappresentati nella mente dell'altro diventa l'elemento sostanziale per potersi rappresentare in modo "apparentemente" indipendente: l'altro deve essere sempre presente sia realmente, a maggior ragione nelle situazioni percepite come potenzialmente critiche, sia a livello fantasmatico. L’assenza di una relazione significativa con funzione di accudimento e presentificata,  fa percepire, alla persona dipendente, un estremo senso di vuoto, la sensazione di aver perduto ogni possibile scopo personale fino, in alcune situazioni, alla percezione di una personale inconsistenza (vuoto esistenziale).


Disturbo di personalità ossessivo - compulsivo. Le persone con un disturbo ossessivo compulsivo di personalità hanno un elevatissimo livello di coscienziosità, alti livelli di aspirazione personale (alti standard), declinati in modo perfezionistico. Ciò li pone nella condizione di voler controllare ogni possibile dettaglio e a percepire ogni obiettivo di successo come insufficiente o non completamente conseguito. Si rappresentano come persone molto affidabili, ordinate, metodici, anche se la loro inflessibilità e perfezionismo li pone nella condizione di incapacità ad adattarsi alla variabilità di fattori che in ogni circostanza possono presentarsi. In conseguenza di ciò assumono attegiamenti molto cauti, finalizzati alla valutazione rigorosissima di tutti gli aspetti di un problema, prestano attenzione ad ogni dettaglio: ciò può avere un effetto positivo solo all'apparenza in quanto nella situazione reale crea uno stato di loop ricorsivo disfunzionale. Infatti ciò rende difficile l'assunzione di decisioni o la loro attualizzazione concreta, in quanto ogni attività decisionale o attuativa viene sottoposta eccessivamente al vaglio critico di ogni elemento esecutivo.