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Disturbo maschile dell’erezione

Da un punto di vista diagnostico (DSM) si considera tale problematica quando si presentano alcune caratteristiche specifiche:

  1. persistente o ricorrente impossibilità a raggiungere, o mantenere, un'erezione adeguata fino al completamento dell'attività sessuale;
  2. l'anomalia causa notevole disagio o difficoltà interpersonali, ad esempio nel rapporto di coppia;
  3. la disfunzione dell'erezione non è meglio attribuibile ad un altro disturbo di Asse I (diverso da una disfunzione sessuale) e non è dovuto esclusivamente agli effetti fisiologici diretti di una sostanza (ad es. una sostanza di abuso, un farmaco) o di una condizione medica generale.

Il disturbi maschile dell’erezione si distingue in:

  • PRIMARIO ossia quando è presente fin dalla prima adolescenza e dalle prime esperienze sessuali;
  • SECONDARIO o acquisito dopo un periodo di normale funzionalità sessuale;
  • GENERALIZZATO quando il disturbo si presenta in ogni situazione ed espressione sessuale e con ogni partner o la maggior parte dei partner;
  • SITUAZIONALE cioè limitato ai contesti specifici o limitato ad un partner o categoria di partner specifici;
  • Ad etiologia ORGANICA, PSICOGENA, MISTA, O SCONOSCIUTA

La combinazione fra le variabili può essere molteplice e spesso la declinazione secondo le caratteristiche della generalizzazione e della qualità primaria del disturbo, configura una condizione psicopatologica più complessa, rispetto alla secondarietà e situazionalità di manifestazione.

Nel modello esplicativo del disturbo sessuale dell’erezione è necessario considerare innanzitutto aspetti che possono essere espressi nei termini di una vulnerabilità di partenza. In alternativa non sarebbe possibile spiegare per quale motivo tutte le persone che vanno incontro ad una temporanea situazione di difficoltà o apparente difficoltà erettiva, non sviluppano un vero e proprio disturbo in quest’area. La vulnerabilità di partenza viene descritta nei termini di fattori individuali predisponenti che possono essere riconducibili a variabili personali remote (conflittualità psicologiche irrisolte e con valenza espressiva sul piano della sessualità) ed attuali, come ad esempio il timore dell’insuccesso sul piano sessuale o il bisogno personale di dover rispondere sistematicamente a alti standard di funzionamento. Altre variabili predisponenti possono essere più riconducibili ad aspetti situazionali. Rientrano in quest’area ad esempio la qualità dell’interazione fra i partner, il tipo di giochi transazionali spesso inconsapevoli attivati all’interno della relazione; tali aspetti possono esprimersi attraverso dinamiche troppo asimmetriche con stili comunicativi basati più su assunzioni implicite che su scambi di intimità reale, su dinamiche ostili e su rapporti svalutanti impliciti e/o espliciti. Evidentemente aspetti situazionali connessi con la struttura di funzionamento della coppia, possono contribuire ad innescare un disturbo sessuale ed eventualmente esacerbarlo.

Le variabili di partenza sopra specificate, descrivono uno stato di vulnerabilità di base del soggetto. Tale condizione verrebbe poi sollecitata da uno o più eventi scatenanti o invalidanti specificamente sul piano del comportamento dell’erezione. Tali eventi da soli non sono sufficienti a garantire lo strutturarsi di un disturbo su questo piano, manca infatti l’ingrediente dell’implicazione emotiva e cognitiva personale. L’invalidazione caricata emotivamente, insieme agli aspetti di vulnerabilità personale, crea un’area di suscettibilità al disturbo (“nervo scoperto”), al punto che di fronte a successive eventualità di rapporto sessuale, la persona si attiva emotivamente in una direzione che è all’opposto rispetto allo stato emotivo necessario per sostenere l’erezione e la compliance sessuale. Il timore di un’ulteriore insuccesso e l’ansia che l’accompagna (meccanismo di attacco e fuga) si concretizza con un atteggiamento cognitivo e mentale definito di spectatoring, durante il quale la persona non riesce a lasciarsi andare alle sensazioni erotiche che potrebbe provare: permane al contrario un’eccessiva autosservazione, un’eccessiva preoccupazione verso il partner e verso ciò che potrebbe pensare, un’eccessiva preoccupazione verso la propria prestazione sessuale.

IL MODELLO ESPLICATIVO DEI DISTURBI DI ECCITAZIONE/EREZIONE: meccanismi primari

 

Accanto ai fattori primari (vulnerabilità di partenza e variabili d’innesto del disturbo) bisogna considerare variabili definite secondarie sia personali che interpersonali. Le conseguenze secondarie di una reazione impotente o di una condizione di disfunzione erettile durante il rapporto, sono riconducibili ad aspetti emotivi conseguenti, di autosvalutazione personale, di timore del giudizio e vergogna, di senso di colpa per non essere stato in grado di soddisfare il partner o per non aver raggiunto/mantenuto i propri standard elevati, di rabbia verso un partner percepito come non comprensivo o come potenzialmente svalutante. È in quest’ultimo senso che spesso s’innestano anche variabili secondarie di tipo relazionale, più riconducibili alle reazioni del partner e agli effetti che queste hanno sulla persona con disfunzione erettile.

IL MODELLO ESPLICATIVO DEI DISTURBI DI ECCITAZIONE/EREZIONE: MECCANISMI SECONDARI

 

In conclusione si crea un circolo vizioso di mantenimento del problema, dove entrano in gioco tutti i fattori specificati:

TRATTAMENTO

Considerate le caratteristiche relative al disturbo sessuale dell’erezione, la terapia si appoggia su una premessa fondamentale: è l’ansia che si verifica al momento del rapporto sessuale a sconvolgere la reazione erettiva. L’obiettivo primario del trattamento consiste pertanto nel diminuire l’ansia, le concomitanti comportamentali e cognitive personali e le concomitanti relazionali del disturbo.