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Ansia



L'emozione dell'ansia

L'ansia, è connotata da varie sensazioni per lo più spiacevoli fra cui il timore, la paura, l'apprensione, la preoccupazione, la sensazione che le cose possano sfuggire di mano, il bisogno di trovare una soluzione immediata e, nel caso di esposizione prolungata, la frustrazione e la disperazione.


Nonostante ciò, l'ansia è un'emozione primaria e basilare; è generata da un meccanismo psicologico di risposta allo stress (stress = ogni "stimolo" interno e/o esterno che nella percezione soggettiva potrebbe alterare l'equilibrio momentaneo, nella misura in cui potrebbe mettere in discussione degli scopi personali importanti) il quale svolge la funzione di anticipare la percezione di un eventale pericolo, mettendo in moto specifiche risposte fisiologiche che spingono da un lato all'esplorazione per identificare il pericolo ed affrontarlo nella maniera più adeguata e, dall'altro, all'evitamento e alla eventuale fuga (meccanismo ancestrale di attacco e fuga).

Questa caratteristica di interesse esplorativo ed evitamento nei confronti di un possibile pericolo non rappresenta un elemento sintomatico o problematico di per sè, in quanto in linea di massima favorisce la conoscenza del mondo circostante e un migliore adattamento ad esso.

L'ansia è in sostanza un'emozione fondamentale e protettiva, nella misura in cui ci permette di proteggerci dalle minacce esterne preparandoci all'azione e contemporaneamente motivandoci all'interazione con il mondo circostante.

L'ansia ha altre funzioni fondamentali oltre a quella precedente; infatti ci permette  di impegnarci nei compiti che svolgiamo quotidianamente, in particolar modo in quelle attività che non svolgiamo con interesse ma che dobbiamo portare a termine, o in quelle attività che richiedono un maggior dispendio di risorse perchè rischiose nel loro livello di minacciosità, rispetto ai nostri scopi personali. Studiare per un esame poco interessante, ad esempio, diverrebbe pressoché impossibile se non vi fosse una spinta sottostante di ansia da prestazione. Anche svolgere il proprio lavoro quotidianamente con impegno non sarebbe sempre possibile senza la pressione dell'ansia. Allo stesso modo, anche un'azione apparentemente banale come quella di uscire di casa in tempo per prendere l'autobus o il treno fallirebbe miseramente se fosse esente da ansia.

Questo tipo di ansia è adattiva, in quanto funzionale alla nostra sopravvivenza.


Può accadere che non siamo capaci di superare del tutto una situazione di pericolo, o che il pericolo incombente sia percepito in modo eccessivamente catastrofico, oppure allo stato d'allarme e attivazione non corrisponde un pericolo reale da fronteggiare e risolvere; in questo caso l'ansia si trasforma da risposta del tutto naturale e adattiva a sproporzionata o irrealistica preoccupazione, ed assume una connotazione di un disturbo psicologico, perdendo la funzione di elemento di crescita e maturazione. Quando accade ciò la persona tende a sviluppare varie tipologie di comportamento, in genere di tipo patologico, al fine di tenere sotto controllo le forti angosce che la opprimono. Un esempio è rappresentato dal comportamento di evitamento, attraverso il quale la persona evita volontariamente e ripetutamente il contatto con la fonte d'ansia o stimolo ansiogeno (per esempio la vicinanza ai cani nel caso di soffre di fobia verso questi animali), alimentando in maniera sempre maggiore la paura verso di essa. Più la paura viene evitata più si ingigantisce, riempiendosi anche di scenari irrealistici o fantasmizzati. Nei casi più gravi può accadere che la persona perda la consapevolezza della fonte della propria ansia, rimuovendola a livello inconscio. Il meccanismo di difesa della rimozione agisce come una sorta di censura della mente, relegando i pensieri e i ricordi spiacevoli e minacciosi ad una parte inconscia della psiche. Questi elementi non vengono più ricordati, tuttavia restano presenti e continuano, di tanto in tanto, a generare angoscia. A questo punto l'ansia diventa generalizzata e non ha apparentemente una causa visibile.


Un altro fattore importante da tenere in considerazione è costituito dai vantaggi secondari del comportamento di evitamento. L'evitamento infatti è primariamente un comportamento difensivo adattivo, il cui effetto immediato è quello di determinare una riduzione della risposta fisiologica dell'ansia. Da comportamento adattivo si trasforma a lungo andare in strategia disadattiva nella misura in cui il soggetto si sottrae spazi di libertà  per evitare l'incontro con lo stimolo fobico. Al termine di un processo di evitamento, spesso ciò che viene evitato non è più solo lo stimolo che crea apprensione e timore, ma l'ansia stessa ed i suoi correlati fisiologici (tremore, sudorazione, palpitazione, fiato corto ecc.).

Per comprendere meglio il senso di questa emozione, ma anche delle altre, bisogna considerare il ruolo che gli scopi hanno nell'organizzazione della vita delle persone. Ognuno di noi ha scopi molteplici, alcuni maggiormente derivati dal sistema culturale in cui si appoggia (contesto sociale, contesto familiare, storia di apprendimento), altri più soggettivamente impostati in funzione del personale piano di vita. Non tutti gli scopi hanno pari valore nella psicologia individuale. Alcuni sono centrali (perdere il lavoro, essere messi in discussione dagli altri, essere criticati ecc.) ed il rischio che possano essere minacciati crea un livello d'ansia maggiore rispetto ad altri decisamente più periferici. Ovviamente il livello di centralità di uno scopo cambia da persona a persona, e ciò dipende dalla personale visione soggettiva di sè stessi, del mondo e degli altri.