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La psicoterapia cognitivo comportamentale



Sinteticamente alcuni suoi aspetti principali sono i seguenti:

 

- È orientata verso degli scopi: si basa su una valutazione iniziale del bisogno con lo scopo di creare una rappresentazione condivisa del problema o dei problemi principali. Ciò rappresenta il presupposto affinché vengano concordati gli obiettivi da raggiungere, venga stabilito un piano di lavoro che si adatti alle esigenze del singolo, vengano previsti i tempi e le modalità di verifica per il raggiungimento degli obiettivi stessi.


- Dialettica, attiva e collaborativa: psicologo e paziente lavorano insieme per riconoscere e modificare le modalità di pensiero a partire dalle quali si originano i problemi emotivi e di comportamento.


- Centrata sul presente: il lavoro psicologico, soprattutto quando mirato alla soluzione di sintomi specifici, si basa sull'elaborazione di quello che succede nella vita attuale della persona. Tuttavia il disagio può anche essere il risultato specifico di come una persona si è costruita in rapporto al proprio passato, pertanto quest'ultima dimensione temporale è fondamentale, nella convinzione che ogni individuo in parte è frutto della propria storia.


- A breve termine: in genere gli interventi variano, in funzione del tipo di problema. In ogni caso i cambiamenti vengono monitorati a scadenze prestabilite in partenza, ed è quindi possibile la valutazione dell'efficacia dell'intervento.


La psicologia cognitivo comportamentale è finalizzata a modificare i "pensieri distorti", le emozioni disfunzionali e i comportamenti disadattivi delle persone, producendo la riduzione e l'eliminazione del sintomo e apportando miglioramenti duraturi nel tempo.
Si basa su alcuni presupposti:

- LE RISPOSTE AGLI EVENTI SONO MEDIATE DAI PENSIERI, DALLE IMMAGINI E DALLE CREDENZE CHE LA PERSONA SI È COSTRUITA NEL TEMPO, IN RELAZIONE ALLA PROPRIA STORIA DI VITA.

- non sono direttamente le SITUAZIONI a determinare le nostre EMOZIONI e i nostri COMPORTAMENTI, anche se spesso nell'esperienza di tutti può capitare di sperimentare un rapporto quasi diretto e automatico tra situazione esterna ed emozione esperita. Ciò può accadere quando le persone vivono una situazione fortemente imprevista, improvvisa e pericolosa. Chi ha avuto la sfortuna di subire un incidente stradale ad esempio, può facilmente testimoniare che in quella situazione o in altre situazioni simili, caratterizzate dalla "velocità" dell'accadimento, l'emozione supera il pensiero e ci spinge ad una reazione comportamentale quasi immediata che spesso ha una funzione adattiva e di salvaguardia della nostra sopravvivenza. In queste situazioni è la parte più primitiva (filogeneticamente parlando) del nostro cervello che si attiva. Tuttavia, la vita delle persone, è costituita per la gran maggioranza del tempo da contesti e situazioni non così altamente imprevedibili, dove l'emotività vissuta è la risultante della intermediazione della nostra "parte razionale". Ciò può essere spiegato con un semplice schema:







Questo schema non vuole sostenere che le credenze e i pensieri siano la causa dei sentimenti e delle emozioni, perchè A, B, C generalmente esistono come un'unica esperienza; tuttavia la separazione fra questi tre elementi è utile per una migliore comprensione.
NELLA PSICOLOGIA COGNITIVO COMPORTAMENTALE SI INCLUDONO QUATTRO TIPI DI COGNIZIONI (B): IMMAGINI, INFERENZE, VALUTAZIONI O GIUDIZI E ASSUNZIONI DISFUNZIONALI

Immagini: ad esempio una persona che soffre di attacchi di panico (ansia elevata) può immaginarsi in una situazione in cui gli altri la denigrano e la etichettano come strana o pazza per l'ansia che prova e manifesta. Quanto più le immagini relative a sè stessi e agli altri sono "catastrofiche", tanto più l'ansia sperimentata aumenta.

Inferenze: rappresentano sostanzialmente il modo in cui ogni singola persona interpreta in modo personale e soggettivo appunto ciò che lo riguarda. Anche le inferenze si riferiscono ad aspetti di sè e ad aspetti degli altri. Tornando all'esempio precedente relativo all'ansia, spesso le persone che gestiscono con difficoltà la loro ansia, tendono a percepire e inferire ogni piccolo segnale somatico dell'ansia (affanno, palpitazione, tremore, ecc.) in modo piuttosto catastrofico: "Se ho le palpitazioni vuol dire che sto per avere un attacco di cuore"; "Se ho l'ansia, gli altri sicuramente se ne accorgeranno" quasi come se l'ansia somatica fosse completamente trasparente e visibile agli altri; "Se mi ha guardato così è perchè si è accorto del mio problema"; "Tutti mi mettono gli occhi addosso".

Valutazioni: indicano giudizi che ognuno di noi esprime anche senza necessariamente esserne completamente consapevole (una sorta di dialogo interno automatico) su di sè e sugli altri, non tanto sul comportamento, ma su aspetti ritenuti stabili della propria o altrui persona. È evidente che valutazioni radicate e negative su di sè ("sono un fallimento completo"; " non ce la farò mai") e sugli altri ("non ci si può fidare di nessuno") influenzano in modo importante le nostre emozioni ed il modo in cui ci sentiamo.

Per esemplificare, la psicologia cognitivo comportamentale considera l'uomo similmente ad uno scienziato ingenuo. Come uno scienziato ogni persona ha una teoria del mondo (mappa) che si è costruito sulla base della propria storia di sviluppo e crescita (storia di apprendimento). Questa teoria guida la formulazione delle ipotesi su di sè e sugli altri. La tendenza più spontanea è di tipo verificazionista, ossia ognuno cerca più spontaneamente di dimostrare la verità delle proprie ipotesi, piuttosto che falsificarle.
Nell'esempio precedente legato alla gestione dell'ansia, considerando la nostra ipotetica persona, si può immaginare una mappa del mondo (teoria del mondo) in cui si riscontrano alcune ipotesi principali:

  1. Sè stessi come deboli, fragili e sensibili;
  2. Gli altri come minacciosi o comunque pericolosi in quanto pronti a mettere in discussione;
  3. Strategie di gestione dell'ansia volte ad evitare situazioni che potrebbero scatenare ansia;
  4. Stile verificazionista in cui le ipotesi 1 e 2 non vengono più messe in discussione nella misura in cui aumentano i comportamenti di evitamento.

L'obiettivo della psicologia cognitivo comportamentale è di promuovere il benessere, attraverso l'aumento della capacità riflessiva, ossia di rendere più trasparente la propria mente, conoscendone il funzionamento. Ciò significa prendere consapevolezza degli schemi personali ed interpersonali che sono alla base del disagio psicologico e lo stile personale di interpretare gli eventi e le situazioni esterne. Ciò implica il confronto con la propria storia di apprendimento, perchè è all'interno delle relazioni primarie, ma non solo, che ogni persona costruisce un modo di funzionare più o meno equilibrato.