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Guardami negli occhi e ti dirò chi sei: alcuni falsi miti sullo psicologo e sulla psicologia



Lo psicologo e lo psicoterapeuta sono due figure professionali ormai diffuse in molti contesti, anche se talvolta persistono rappresentazioni errate o incomplete sullo specifico ruolo, funzioni e modalità di intervento.

Quali differenze?

Mentre lo Psicologo è una figura professionale, che nasce da una formazione universitaria, da un tirocinio professionalizzante e da un esame di stato per l’iscrizione allo specifico Albo professionale, lo Psicoterapeuta presenta una formazione quadriennale post-universitaria ulteriore, accompagnata da momenti di tirocinio professionalizzante e da percorsi di analisi e supervisione personale continui.

Psicologia è un termine che deriva da “Psichè” e “Logos” ovvero Scienza dell’Anima e della Mente. La sua funzione è maggiormente comprensibile e in questo senso differenziabile dallo Psicoterapeuta nel momento in cui si prende in considerazione il titolo di “dottore” che qualifica da un punto di vista accademico la figura dello psicologo. Dottore è un termine che deriva dal latino docere, ossia “insegnare”, termine somigliante a ducere, cioè “condurre” e “guidare” ed a educere, cioè “istruire”. Da questo punto vista il suo ruolo è ben specificato all’interno dell’art. 3 del Codice deontologico professionale degli psicologi italiani: promuovere (condurre, guidare) il benessere psicologico dell’individuo, del gruppo e della comunità (…) attraverso gli strumenti della prevenzione, diagnosi, cura e riabilitazione.


Psicoterapia
invece è un termine composito che deriva da “Psychè e Therapèia” cioè il sostantivo “cura” insieme all’azione del “portare, sostenere, reggere”. Lo psicoterapeuta è il servitore dell’anima e della psiche, che aiuta la persona a costruire il Linguaggio adatto per dare voce al “sintomo”. La psicoterapia pertanto può essere semplicemente definita come lo strumento relazionale, attraverso il quale l’Inconscietà diventa comprensibile.


Ma quali sono alcuni pre – giudizi che ancora accompagnano queste due professionalità?
 

LO PSICOLOGO CURA I MATTI, CHI VA DALLO PSICOLOGO È MALATO


Lo psicologo è un esperto di come si costruisce l’esperienza individuale, in particolare di come si costruisce la sofferenza individuale. Il suo campo di applicazione è pertanto la cura della sofferenza psicologica. Questa ha molti modi di rappresentarsi, talvolta talmente radicali da apparire idiosincratici rispetto a ciò che si definisce “normalità” o rispetto a ciò che si vuol far apparire come l’unica normalità possibile. Tuttavia anche la sofferenza più radicale, ovvero quella che può apparire come “strana” nel suo modo di manifestarsi, pur creando sul piano individuale talvolta livelli enormi di disagio, guardandola con attenzione non è molto distante dall’esperienza di tutti. Forse la maggiore diversità è rappresentabile non tanto nei contenuti, ma nell’intensità degli stessi, nella loro marcata diversificazione piuttosto che rappresentazione monocromatica. La cultura dell’efficienza e della prestazione crea modelli e valori basati sulla forza, sull’apparenza, sull’autocontrollo e sulla negazione o mascheramento di momenti personali di fragilità. Tuttavia il mito dell’uomo perfetto non può reggere ed ognuno inevitabilmente sperimenta durante la propria esistenza momenti critici più o meno intensi. Questi anzi sono una necessità per soggettivare la propria crescita e darle spinta evolutiva. È nell’area delle invalidazioni personali e/o relazionali, sempre di carattere emotivo, che interviene lo psicologo e lo psicoterapeuta.


BASTA CHE LO PSICOLOGO TI GUARDI NEGLI OCCHI E GIÀ HA CAPITO TUTTO, IN QUESTO MODO POTREBBE MANIPOLARE LA TUA MENTE

Questa idea solo apparentemente banale, trova anche altre declinazioni secondo le quali una persona, una volta narrata la propria problematica deve attendere, in una sorta di standby che sia lo psicologo a risolvergliela. La psicoterapia è al contrario un progetto complesso che una persona sceglie di intraprendere su di sé e non può prescindere da un suo ruolo attivo nel comprendere ciò che le succede e nello scegliere che cosa fare. Lo psicologo in questo senso, può facilitare la comprensione di una problematica specifica ed aiutare a definire la propria motivazione a cambiare comportamenti, atteggiamenti, piuttosto che schemi mentali, elaborare stati emotivi di sofferenza e stallo. In questo senso è un facilitatore, ma non può certo sostituirsi a colui che ha di fronte.

LE CAUSE DELLA SOFFERENZA PSICOLOGICA SONO SEMPRE REMOTE, LO PSICOLOGO DEVE AIUTARE LE PERSONE A RIPORTARE ALLA MEMORIA TRAUMI INFANTILI RIMOSSI

Questo è un argomento spinoso, tant’è che esistono differenti approcci teorici in psicologia e psicoterapia, che al riguardo hanno opinioni e teorie differenti. La soluzione sta nel mezzo, nel senso che può essere così ma non è detto che lo sia sempre. La teoria del trauma recondito rischia inoltre di porre le persone in un atteggiamento di irreversibilità e passività, perdendo il potere del “momento presente”.
Indubbiamente avere delle esperienze traumatiche durante l’infanzia ma anche in altri periodi della vita può influenzare negativamente il proprio benessere psicologico attuale ad esempio rendendo le persone maggiormente vulnerabili e sensibili ad altri fattori stressanti. Questo non vuol dire che tutte le persone che hanno una difficoltà o una sofferenza nell’attualità abbiano sperimentato esperienze così traumatiche durante la loro infanzia, da essersene dissociate al punto da non ricordarle.

UNA PSICOTERAPIA DURA MOLTI ANNI

Anche a questo proposito non è possibile formulare una risposta univoca; la durata di una psicoterapia dipende da molti fattori. Generalmente le terapie psicodinamiche hanno una prospettiva di durata maggiore (perché maggiormente espressive ed analitiche) rispetto ad altri approcci teorici come ad esempio quello cognitivo comportamentale; tuttavia questo non rappresenta un elemento a detrazione dell’una piuttosto che dell’altra. Non esiste una unità di misura uguale per tutti, anche se spesso gli approcci cognitivo comportamentali si pavoneggiano nell’ipotizzare ed utilizzare protocolli sintomatici a termine. Non è tuttavia automatico il passaggio mentale secondo il quale minor durata della psicoterapia (cioè maggior strutturazione e direttività in termini di protocollo di intervento sintomatico) maggior efficienza. Spesso l’ideale dell’efficienza è nemico dell’efficacia.

PER RISOLVERE UN PROPRIO DISAGIO PSICOLOGICO NON SERVE PARLARE, BISOGNA DARSI UNA SCROLLATA

Vivere in una condizione di disagio psicologico, il quale è sempre connotato emotivamente, non è facile. Spesso la sensazione di disagio emotivo che si prova è l’aspetto più eclatante ed esteriore del problema, ossia quello più facile da vedere e che anche gli altri vedono più facilmente. Pensare che una persona in balia del pathos della sofferenza (psico – pato - logia), in quanto in balia dell’ansia, della tristezza, della rabbia, della colpa, della vergogna, debba darsi una scrollata per stare meglio è un atteggiamento sostanzialmente egoistico (se sono gli altri a sostenerlo), per certi aspetti difensivo e talvolta improduttivo.
Se una psicoterapia si esaurisse nello sfogarsi non produrrebbe alla lunga nessun cambiamento emotivo, cognitivo e comportamentale e quindi sarebbe pressoché inutile. Il parlare quindi non è fine a sé stesso ma ha lo scopo di rendere esplicito, attraverso la relazione e l’interazione, la dinamica psicologica, emotiva e comportamentale del singolo, per aiutarlo ad acquisire maggiore consapevolezza e chiarezza di sé.

PER FARE UN COLLOQUIO PSICOLOGICO BISOGNA RECARSI PRESSO LO STUDIO PRIVATO DEL PROFESSIONISTA

Per poter usufruire dell'ascolto di uno psicologo/psicoterapeuta, non sempre è necessario recarsi di persona presso lo studio del professionista. Infatti oggi molti psicologi, attraverso l’utilizzo delle nuove tecnologie, sperimentano modalità nuove (Skype ad esempio) e più vantaggiose economicamente per offrire la possibilità di avere uno o più colloqui oppure una consulenza online.