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Il cuore in gabbia: la dipendenza affettiva



Cos’è
la dipendenza affettiva
La dipendenza affettiva può essere definita come un disturbo della regolazione delle scelte, in cui la normale dinamica tra desideri, valori, sollecitazioni da parte del contesto relazionale viene alterata dall’uscita di scena dei desideri personali. Al contrario la regolazione delle scelte individuali si basa sull’utilizzo ipertrofico del contesto interpersonale (i valori convenzionali, le abitudini del contesto, il giudizio presunto degli altri, le opinioni e i desideri della persona da cui si dipende). Questo aspetto rappresenta l’elemento centrale in termini di caratterizzazione interpersonale della dipendenza affettiva. 



La regolazione delle scelte individuali attraverso la dipendenza relazionale può derivare e caratterizzarsi per l’incapacità a riconoscere dei desideri personali, individuali ed originalmente definibili al di fuori della relazione, oppure in modo più sofisticato per la negazione di desideri personali, che troverebbero in questo senso spazio nella propria rappresentazione mentale (coscienza), ma sistematicamente subordinati a quelli della persona con la quale si struttura un rapporto condizionato e di dipendenza.

Perché una persona può mettersi nella condizione di non riconoscere o non dare valore alle proprie sensazioni, desideri e sentimenti, assumendo verso questi aspetti originali della propria personalità un atteggiamento oblativo?

Il motivo deve essere ricercato nella struttura qualitativa dell’immagine sottostante di sé. Spesso le persone che realizzano una struttura interpersonale di dipendenza affettiva, utilizzano questo aspetto come elemento di copertura e/o compensazione di un’idea e concettualizzazione di sé, come vulnerabile, inadeguato, indegno. La relazione acquisisce la dimensione di un elemento di contenimento delle sensazioni di incapacità, perché l’altro funziona come argine non tanto verso un’idea del mondo come imprevedibile, ma più verso un’idea di sé stessi come vuoti di contenuti, di desideri attivi, di progettualità in assenza dell’altro che contiene. L’idea di sé stessi come vulnerabili e inadeguati, in assenza dell’altro che definisce e contiene la propria progettualità, attiva stati emotivi di minaccia, ansia e angoscia; L’idea di sé stessi come indegni, attiva stati emotivi di vergogna e colpa in quanto sottintende l’immagine di sé come persona che deve adeguarsi e sacrificarsi all’altro e che non può permettersi di uscire da questo schema in quanto ciò porterebbe alla perdita della relazione e della dipendenza compensativa. L’aspetto di indegnità si caratterizza come elemento costante di sottofondo, definibile come bassa autostima etica, in contrapposizione all’autostima di competenza, attivamente ricercata attraverso anche una eccessiva sovrapposizione di scopi e attività, con lo scopo ultimo di “coprire” il senso di inadeguatezza e indegnità di base.

In termini schematici questo aspetto centrale nella dinamica della dipendenza affettiva può essere rappresentato nel modo seguente:


La dipendenza affettiva si configura, secondo lo schema, come una strategia operativa finalizzata il più possibile al mantenimento della condizione della vicinanza nell’appartenenza, dove lo stato di benessere (apparente) è subordinato all’adesione convenzionale ai bisogni dell’altro ed alla rinuncia oblativa dei propri desideri. Questo obiettivo viene perseguito attraverso dinamiche relazionali, in cui gli attori coinvolti partecipano entrambi attivamente in un ruolo di “vittima e carnefice” a rotazione, la cui finalità sostanziale è il mantenimento della presenza e della vicinanza. 

Nelle persone che sviluppano una dipendenza affettiva, infatti la ricerca e il mantenimento di relazioni sicure e protettive è uno scopo primario.

Quali sono le strategie relazionali utilizzate al mantenimento della dipendenza
La persona che sviluppa una dipendenza affettiva, come descritto precedentemente è focalizzata in modo vorace sulla struttura della relazione, sia attraverso una verifica continua delle condizioni di partenza (test alla relazione) sia attraverso la ricerca di risposte relazionali che confermino la presenza e la vicinanza dell’altro.

Semplificando, la dinamica relazionale può configurarsi nei termini seguenti:

 

Ciclo relazionale dell’annullamento oblativo di sé stessi

Si basa sulla sintonizzazione marcata ai bisogni, scopi, desideri dell’altro ed all’assimilazione di questi aspetti come elementi propri in modo acritico (ciò che l’altro desidera è ciò che io desidero); lo scopo è il mantenimento della vicinanza e dell’appartenenza per le motivazioni descritte sopra. Poiché si sviluppa una relazionalità asimmetrica in quanto basata non sulla reciproca contrattazione dei desideri e dei bisogni, ma sull’asservimento individuale ai bisogni dell’altro, che si colloca in una posizione di dominanza acquisita, alla lunga si genera un senso di costrizione (rabbia) o riversato esplicitamente nella relazione o mantenuto solo ad un livello di vissuto interno. In entrambe le situazioni tale sentimento di costrizione può generare dei movimenti centrifughi nella direzione dell’allontanamento relazionale o nella ricerca di una relazione sostitutiva con i medesimi meccanismi di dipendenza. Tale aspetto genera timore di perdere la relazione principale (ansia e angoscia) con la conseguenza di ritrovarsi senza l’appoggio dell’altro o sensi di colpa anche solo per aver immaginato una relazionalità sostitutiva. Sia il timore di rimanere da soli in un mondo che perde di certezze, senza l’appoggio relazionale dell’altro, sia la colpa per aver minato l’appartenenza relazionale, spingono verso un’ulteriore e marcato asservimento relazionale, che produce alla lunga ulteriori condizioni di costrizione.

Ciclo relazionale maltrattante

Spesso la persona dipendente cerca partner opposti a sé stessa, ossia figure disposte ad impostare la relazione su dominanza e potere, declinate quindi in modo sostanzialmente asimmetrico. Quando il partner sente il senso di coercizione, fastidio e rivalsa della partner dipendente, attiva richieste di maggior adattamento anche con modalità maltrattanti o con sottili strategie psicologiche volte a creare nella partner senso di colpa. In alternativa, esterna in modo palese e vincolante il proprio stato emotivo di rabbia nei confronti di una partner che non accetta di assecondarlo. Ciò genera nella partner dipendente il timore di essere abbandonata, con i conseguenti comportamenti di reinvestimento e riadattamento ulteriore alla relazione in modalità dipendente. Il partner in posizione di dominanza non accetta che la relazione venga posta in discussione, la partner rinuncia alle personali sensazioni di costrizione e fastidio, adattandosi in modo passivo alle richieste, per paura di rimanere sola.