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I disturbi di personalità

Come si può definire la personalità?

La personalità può essere definita come l’insieme delle caratteristiche o tratti stabili, che rappresentano il modo con il quale ciascuno di noi risponde, interagisce, percepisce e pensa a ciò che gli accade. Questo modo stabile di rappresentarsi e di interagire con sé stessi, gli altri ed il mondo può essere definito come insieme integrato di SCHEMI.

 

Gli schemi permettono una maggior efficienza psicologica e cognitiva, nella misura in cui consentono di costruire delle risposte adattive sulla base delle precedenti esperienze e tenendo in considerazione le nuove richieste; in questo senso gli schemi trovano consistenza nella propria memoria personale o autobiografica, la quale da costanza e prevedibilità al mondo interpersonale.

In quest’ottica la personalità può essere definita come il modo stabile con cui ognuno:

-       Pensa sé stesso (nel passato, nel presente, nel futuro);

-       Pensa gli altri (nel passato, nel presente,  nel futuro);

-       Pensa sé stesso in relazione agli altri (nel passato, nel presente, nel futuro);

-       Pensa gli altri in relazione a sé stesso (nel passato, nel presente,  nel futuro);

-       Ha e pensa scopi per sé, per gli altri, per sé in rapporto agli altri;

-       Ha e pensa strategie;

-       Ha e pensa emozioni;

-       Pensa a tutto ciò che pensa (metacognizione).

 

Come si sviluppano gli schemi?

Gli schemi si sviluppano prevalentemente sulla base di due macrofattori: il temperamento individuale che è sostanzialmente organizzato biologicamente e la qualità dei processi di accudimento a cui il bambino partecipa nel corso del proprio sviluppo.

1. Il temperamento individuale

Può essere definito come la modalità generale di risposta a base innata, di un’infante. Ogni bambino è infatti dotato fin dalla nascita di un temperamento unico ben distinto: può essere più o meno nervoso, più o  meno timido, più o meno aggressivo e così via. L’importanza dei fattori biologici nello sviluppo della personalità è documentata da molte ricerche tra cui ad esempio Kagan, Reznick e Snidman, 1988. Tecnicamente si distinguono tre grosse tipologie di temperamento del bambino alla nascita: temperamento difficile, temperamento lento a scaldarsi, temperamento facile. Tuttavia il temperamento da solo non è sufficiente a descrivere e determinare la direzione dello sviluppo individuale e quindi la costruzione della propria personalità con modalità schematiche specifiche di rapportarsi a sé stessi, agli altri e al mondo esterno. Bisogna infatti considerare che il bambino, ancora prima della nascita, è già parte del tessuto relazionale e fantasmatico, del suo nucleo familiare.

2. Le esperienze della prima infanzia e la soddisfazione dei bisogni primari del bambino

Lo sviluppo può essere considerato come un processo orientato alla costruzione di una mappa prevedibile del mondo circostante (interpersonale e fisico); questo processo avviene all’interno di un tessuto relazionale che è rappresentato per il bambino, principalmente dai suoi caregiver (generalmente i genitori). In termini generali lo sviluppo funzionale può essere considerato quello che avviene all’interno di un contesto di accudimento che garantisce la soddisfazione dei bisogni primari e basilari del bambino stesso:

-Sicurezza: i bambini devono essere in grado di dipendere da un adulto affidabile che li protegga e garantisca loro un posto sicuro in cui vivere, svilupparsi e crescere;

-Comunicazione con gli altri: i bambini devono sentirsi in contatto con gli altri e in grado di condividere con questi ultimi esperienze, pensieri e sentimenti;

-Autonomia: i bambini devono vivere in un ambiente sicuro e rassicurante, a partire dal quale esplorare il mondo e imparare a conoscerlo. Il traguardo finale è la capacità di reggersi sulle proprie gambe;

-Valutazione di sé stessi: i bambini devono possedere un’adeguata capacità di valutazione. Allo scopo di sviluppare un solido senso di autostima, devono essere apprezzati per sé stessi e per quello che sono in grado di fare;

-Espressione di sé: l’espressione delle proprie opinioni e sentimenti deve essere insegnata e stimolata, senza essere vincolata da regole rigide e oppressive;

-Limiti realistici: per vivere in una società insieme ad altri, è necessario che i bambini imparino delle regole.

 

Quali fattori ostacolano la costruzione di schemi adattivi?

Si possono considerare quattro tipi di esperienze che favoriscono la costruzione di schemi maladattivi, caratterizzati quindi da rigidità, pervasività e generalizzazione di funzionamento:

-Frustrazione continua dei bisogni primari

-Trauma o maltrattamento

-Eccessiva attenzione da parte dei genitori, eccessive manifestazioni di affetto e di stima, elevate aspettative

-Interiorizzazione dell’altro significativo o identificazione con un familiare maltrattante

 

Quando gli schemi sono disfunzionali?

Gli schemi, i quali danno consistenza di contenuto alla propria personalità, svolgono una funzione importante, che è quella di dare prevedibilità al mondo, quindi maggior adattabilità allo stesso, anche nella costruzione di risposte funzionali alle richieste. Tuttavia uno schema può essere poco funzionale, quando mantiene una rigidità di funzionamento eccessiva, nonostante le richieste esterne implichino una modificazione della risposta e nonostante ci siano delle disconferme allo schema stesso. Anche la pervasività e la generalizzazione dello schema può essere un elemento disfunzionale.

 

Quali sono gli schemi disfunzionali?

La classificazione degli schemi nasce dalla considerazione di quali sono i bisogni primari di crescita, autonomia e riconoscimento, frustrati cioè non soddisfatti; bisogna considerare che gli schemi disfunzionali implicano delle credenze disfunzionali su di sé, sugli altri, sul mondo.

DOMINIO DEL DISTACCO E RIFIUTO: generalmente chi presenta uno o più schemi in quest’area è convinto che molto probabilmente i propri bisogni di sicurezza, stabilità, cura, empatia, condivisione delle emozioni, accettazione e rispetto non saranno soddisfatti. Le persone che sviluppano degli schemi in quest’area generalmente sono vissute in organizzazioni familiari distaccate, fredde, rifiutanti, instabili, poco prevedibili o al contrario iperprotettive.

 

1. Abbandono/Instabilità: chi presenta questo schema ha la sensazione di inaffidabilità delle persone a lui significative.

In questo senso lo stato emotivo prevalente è di timore dell’abbandono e/o rabbia per la paura dell’abbandono;

le credenze principali relative a sé stessi sono di vulnerabilità, di incapacità o impossibilità ad autogestirsi; le credenze principali sugli altri sono appunto di inaffidabilità e incostanza.

Conseguenze: evitare le relazioni intime o stabilire un legame morboso con il partner e soffocarlo al punto di farlo allontanare; non riuscire a tollerare un minimo allontanamento del partner ed assumere in questo senso un atteggiamento eccessivamente criticante nei suoi confronti.

 

2. Sfiducia/Abuso: chi presenta questo schema ha la sensazione che gli altri si approfitteranno di lui, lo umilieranno, lo manipoleranno, gli mentiranno.

Lo stato emotivo prevalente è di sfiducia nei confronti delle altre persone, con una tendenza alla generalizzazione di tale credenza, timore degli altri o un atteggiamento di rivendicazione ipercompensativa.

Le credenze principali relative a sé stessi sono di vulnerabilità eccessiva, mentre le credenze relative agli altri sono di minacciosità e pericolosità.

Conseguenze: non fidarsi di nessuno, evitare l’intimità con chiunque, mantenere sempre una certa distanza relazionale ed affettiva, non coinvolgersi nelle relazioni o al contrario assumere un atteggiamento eccessivamente critico e svalutante nei confronti degli altri.

 

3. Deprivazione emotiva: chi presenta questo schema ha la sensazione che i propri bisogni emotivi non verranno adeguatamente soddisfatti.

Lo stato emotivo prevalente è di sfiducia nei confronti delle altre persone, con eccessivo affidamento a sé stessi anche nei momenti di difficoltà. A ciò può associarsi la rabbia per la sensazione dell’assenza degli altri e la tristezza per la consapevolezza di essere sostanzialmente soli.

Le credenze principali relative a sé stessi sono generalmente di eccessiva autosufficienza, mentre quelle relative agli altri sono di un atteggiamento critico, svalutante, evitante.

Conseguenze: evitamento di qualsiasi coinvolgimento relazionale intimo, mantenimento di una certa distanza e distacco emotivo dagli altri o viceversa eccessiva pretesa di vicinanza da parte degli altri.

 

4. Inadeguatezza/Vergogna: chi presenta questo schema ha la sensazione profonda di essere diverso, inadeguato, sbagliato, non completo, inferiore agli altri, in alcuni ambiti importanti della propria vita o immagine di sé.

Lo stato emotivo prevalente può essere la vergogna nelle situazioni relazionali, l’ansia per il timore di non essere all’altezza, la paura di essere scoperti inadeguati dagli altri, l’assenza di emotività quando gli evitamenti esterni ed interni prendono il sopravvento.

Le credenze principali relative a sé stessi sono di inadeguatezza, mentre quelle relative agli altri sono di superiorità.

Conseguenze: perfezionismo ed alti standard personali; eccessivo criticismo nei propri confronti; evitamento di situazioni che potrebbero creare imbarazzo personale in quanto valutate come superiori rispetto alle proprie capacità di fronteggiamento; non essere sé stessi pienamente nel rapporto con gli altri evitando di esprimere i propri pensieri e sentimenti.

 

5. Esclusione sociale/Alienazione: chi presenta questo schema ha la sensazione di non essere parte e di non poter essere parte di nessun gruppo relazionale. In questo senso si sente escluso, estraniato e diverso dagli altri. Lo stato emotivo prevalente può essere di rabbia e rivendicazione quando lo stato di esclusione viene attribuito al comportamento degli altri oppure di profonda tristezza quando viene attribuito a sé stessi ed alla propria diversità.

Conseguenze: perfezionismo ed alti standard personali; eccessivo criticismo nei propri confronti; evitamento di situazioni che potrebbero creare imbarazzo personale in quanto valutate come superiori rispetto alle proprie capacità di fronteggiamento; non essere sé stessi pienamente nel rapporto con gli altri evitando di esprimere i propri pensieri e sentimenti, evitamento complessivo di ogni interazione sociale.

 

MANCANZA DI AUTONOMIA E ABILITÀ: le persone che sviluppano schemi in quest’area generalmente sono vissute in famiglie invischianti, che non facilitano l’acquisizione o la sperimentazione di una propria autonomia funzionale, che reagiscono alle necessità di autonomia ed esplorazione con un aumento del controllo o con modalità punitive, che non favoriscono l’acquisizione di fiducia in sé stessi. Le persone che presentano schemi in quest’area non hanno una rappresentazione sufficientemente fiduciosa nelle proprie capacità, tendono a non differenziarsi dagli altri o al contrario a differenziarsi in maniera eccessiva, come modalità di convalida di un’autostima precaria.

 

1. Dipendenza/Incompetenza: chi presenta questo schema ha spesso la sensazione di non essere sufficientemente in grado di far fronte alle normali incombenze della propria vita, che al contrario vengono percepite sempre come eccessive.

Lo stato emotivo prevalente può essere di ansia e timore di non potercela fare, paura di rimanere soli, rabbia per essere stati lasciati soli.

Le credenze principali relative a sé stessi sono di vulnerabilità, di incapacità, di ineluttabilità e incontrollabilità dei fattori esterni; le credenze principali sugli altri sono di corresponsabilità doverosa, di superiore capacità.

Conseguenze: evitare situazioni nelle quali mettere alla prova le proprie capacità, delegare tutte le responsabilità agli altri.

 

2. Vulnerabilità al pericolo o alle malattie: chi presenta questo schema ha la sensazione che potrebbe accadere qualcosa di drammatico e catastrofico da un momento all’altro, senza alcuna possibilità individuale di gestione della situazione. Lo stato emotivo prevalente è pertanto di ansia e timore, con un conseguente eccessivo controllo di ogni rischio e pericolo, al fine di evitare la propria responsabilità (eccesso di controllo).

 

3. Invischiamento/Sé poco sviluppato: chi presenta questo schema generalmente è coinvolto in modo eccessivo in una o più relazioni con persone significative. Tale coinvolgimento è così marcato da aver reso inutile il cercare o sperimentare la via della propria differenziazione e conquista dell’autonomia personale. La persona in questo senso ha uno scarso sviluppo della propria identità e ritiene di essere assolutamente indispensabile per l’altro e che l’altro sia assolutamente indispensabile per sé stesso.

Lo stato emotivo prevalente è di ansia o paura connesse con il timore di perdere l’appoggio relazionale o di rabbia quando l’invischiamento è eccessivo e riduce gli spazi di autonomia reciproca.

Le credenze principali su di sé e sugli altri sono riferibili all’area della vulnerabilità personale e della indispensabilità dell’altro.

Conseguenze: mantenere sempre la vicinanza comunque, con l’altro, anche quando la relazione fallisce. Non accettare le separazioni, anche temporanee, le diversità di atteggiamento, pensiero etc.

 

4. Fallimento: chi presenta questo schema generalmente ha un’immagine molto negativa di sé stesso, una bassissima autostima, un’immagine dell’altro come competente, capace e superiore. Lo stato emotivo prevalente è pertanto uno spostamento continuo da uno stato di ansia, tensione connessa con il timore di non riuscire a conseguire i propri scopi ad uno stato di scoramento nel momento in cui intervengono delle invalidazioni o degli insuccessi. L’orientamento all’azione può essere o di passività o di eccessiva attività orientata verso scopi alti, non conseguiti tanto per il loro interesse intrinseco, ma come mezzo per dimostrare il proprio valore interno.

Conseguenze: dedicarsi alle proprie attività senza sufficiente impegno, come se il fallimento fosse qualcosa di scontato; evitare di assumersi degli impegni o procrastinarli ripetutamente. In alternativa si può presentare un investimento motivazionale ipercompensativo (volto a compensare l’immagine di sé come inadeguato ed inetto) consistente nel prefigurarsi degli obiettivi eccessivamente elevati.

 

MANCANZA DI REGOLE: le persone che sviluppano schemi in quest’area generalmente non hanno sviluppato un’adeguata conoscenza o consapevolezza delle regole necessarie ai rapporti interpersonali funzionali. Hanno bassa capacità di tollerare il disagio e la frustrazione derivanti dalla impossibilità o dagli ostacoli al raggiungimento dei propri obiettivi. Da un punto di vista emotivo le persone che rientrano in questo dominio sono generalmente piuttosto impulsive, poco controllate emotivamente e sole.

 

1. Pretese/Grandiosità e scarso Autocontrollo / Autodisciplina insufficienti: chi presenta questo schema generalmente ha un’immagine di sé stesso come eccessivamente superiore o capace rispetto agli altri. Spesso sviluppa rapporti eccessivamente competitivi con gli altri, alla lunga svantaggiosi anche per sé stesso, in quanto crea “terra bruciata” attorno a sé.

Lo stato emotivo prevalente si caratterizza nel polo della competizione, quindi rabbia di fronte alle frustrazioni o alle limitazioni, che in questo caso vengono sistematicamente attribuite agli altri e mai a sé stessi; il polo emotivo opposto è quello dello scoramento e sconforto quando il soggetto prende consapevolezza del proprio schema e degli effetti che ciò ha determinato sul suo stile di vita e sull’assenza di rapporti interpersonali.

Conseguenze: scarsa capacità empatica nel rapporto con gli altri, eccessiva competitività ed aggressività, voglia di primeggiare sempre sugli altri, eccessivo criticismo nei confronti degli altri, incapacità a leggere gli stati emotivi degli altri, atteggiamenti eccessivamente punitivi e maltrattanti.

 

ECCESSIVA ATTENZIONE AI BISOGNI DEGLI ALTRI: le persone che presentano schemi in quest’area generalmente manifestano un eccessivo coinvolgimento ed eccessiva attenzione ai bisogni degli altri. Ciò non si manifesta tuttavia nei termini di un sacrificio altruistico, ma come conseguenza della incapacità a conoscere e farsi carico delle proprie inclinazioni, interessi, motivazioni o come conseguenza della paura della solitudine (mi occupo degli altri per evitare che gli altri si allontanino da me). L’organizzazione familiare tipica si caratterizza per un rapporto di accudimento condizionato eccessivamente alla repressione di alcuni aspetti personali. Ciò significa scarsa capacità di leggere gli stati emotivi del figlio e di occuparsene.

 

1. Sottomissione, Autosacrificio, Ricerca di approvazione/Ricerca di riconoscimento: chi presenta questo schema generalmente non colloca sullo stesso piano i propri bisogni e quelli degli altri. I primi vengono al contrario sottodimensionati a discapito dei bisogni e necessità altrui. Spesso ciò si configura all’interno di un’organizzazione emotiva alessitimica (incapacità ad identificare le proprie reazioni emozioni), e all’interno di un sistema motivazionale relazionale basato sulla ricerca continua ed esasperata dell’approvazione degli altri.

Lo stato emotivo prevalente può essere rappresentato dal senso di colpa o dal bisogno di evitare il senso di colpa, come emozione intollerabile. In aggiunta si può riscontrare anche uno stato emotivo “piatto” o alessitimico come conseguenza della tendenza radicata a non dare peso e rilevanza ai propri vissuti emotivi ed esigenze.

Conseguenze: evitare di esprimere il dissenso, eccessivo criticismo nei propri confronti, non essere mai sufficientemente soddisfatti di sé, timore del vuoto o dell’assenza di attività ossia incapacità a stare soli con sé stessi.

 

IPERCONTROLLO E INIBIZIONE: le persone che presentano schemi in quest’area generalmente sono vissute in contesti familiari molto controllanti, con una idea perfezionistica dell’educazione e nella crescita dei figli, verso i quali sono state orientate aspettative rigide di carattere etico o prestazionale. L’adesione a modelli perfezionistici sposta l’orientamento motivazionale verso alti standard personali, con eccessivo criticismo verso sé stessi e gli altri, negazione di bisogni personali che esulino la sfera della prestazione.

 

1. Negatività/Pessimismo: chi presenta questo schema ha un bisogno eccessivo di tenere sotto controllo ciò che di negativo potrebbe verificarsi nella propria vita. L’attenzione personale è eccessivamente vigile verso gli aspetti negativi dell’esistenza come il dolore, la morte, la perdita, le delusioni, i conflitti, i sensi di colpa, il risentimento, i tradimenti, le difficoltà, la possibilità di commettere errori.

Da un punto di vista emotivo si possono riscontrare organizzazioni emotive centrate sul versante dell’allerta costante, come ansia, eccessiva attivazione fisiologica nella direzione del controllo. Contemporaneamente si associano stati emotivi connessi con tematiche depressive e pessimistiche (tristezza).

Conseguenze: eccessiva focalizzazione sugli eventi negativi della propria vita, atteggiamento eccessivamente prudenziale nei propri confronti ed evitamento di situazioni piacevoli per il timore di ciò che di negativo potrebbe verificarsi, ritiro e chiusura in sé stessi.

 

2. Inibizione emotiva, Standard severi/Ipercriticismo  e Punizione: chi presenta questo schema generalmente ha un controllo eccessivo sui propri stati emotivi, che vengono in questo senso inibiti. In particolare il controllo tende a focalizzarsi sugli stati emotivi connotati negativamente (vergogna, ansia, disagio) per il timore di “fare una brutta figura” o di essere criticati e messi al bando dagli altri. Quando l’inibizione è molto pervasiva, si presenta un distacco emotivo da sé stessi, con incapacità a capire ciò che si desidera e ciò che si prova.

Conseguenze: poca spontaneità, rigidità, disagio nei rapporti interpersonali, mantenimento della distanza emotiva ed evitamento di situazioni di confidenza reciproca, constante insoddisfazione personale.

 

Quali sono le conseguenze degli schemi disfunzionali?

I disturbi di personalità possono essere considerati come organizzazioni cognitivo -  emotive (SCHEMI) assemblate in risposta ad esperienze relazionali disfunzionali e caratterizzate dalla pervasività e dalla costanza. Gli schemi si attivano automaticamente in risposta a stimoli e situazioni esterne particolarmente significative per sé stessi. Ogni schema organizza la percezione, l’attribuzione di significati, lo stato emotivo conseguente e quindi i comportamenti verso sé stessi e verso gli altri, autorinforzandosi. Il problema tuttavia non è rappresentato dal singolo schema in sé, in quanto ognuno di noi può sperimentare le condizioni tipiche degli schemi sopra descritti, ad esempio in particolari circostanze. Il problema è nel troppo poco o nel troppo tanto, ossia nella tendenza a permanere all’interno di una sola organizzazione schematica o nello spostarsi caoticamente fra più schemi, senza una continuità, ovvero in una situazione emotiva dove la continuità è appunto la discontinuità e la disregolazione emotiva.

Ad esempio, una persona che si rapporta a sé stessa solo con alti standard personali, in qualunque situazione si trovi, ha un’alta probabilità di pensare ai propri errori in maniera fallimentare, sentire emotività connesse con il timore della perdita del controllo perfezionistico (ansia e vergogna), agire in maniera rigida nei confronti degli altri sulla base dei propri valori e standard perfezionistici di comportamento. Ciò comporta la perdita del piacere in molte aree personali che non siano legate al raggiungimento dei propri standard, la perdita del contatto spontaneo con gli altri, o il timore del giudizio degli altri, l’adesione ad un atteggiamento eccessivamente permaloso e criticante.

Quindi, la caratteristica centrale degli schemi disfunzionali è la loro rigidità, pervasività e generalizzazione a vari contesti e situazioni; la conseguenza è una minore capacità di adattamento derivante dalla utilizzazione della stessa modalità di risposta di fronte a situazioni differenti che richiederebbero modalità differenti.