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La costruzione della personalità secondo le teorie psicodinamiche

 Definizione

Personalità deriva dal latino persona , cioè maschera. Indica la maschera indossata dagli attori che, interpretando i loro personaggi in grandi anfiteatri e dovendosi far sentire dal pubblico, utilizzavano una sorta di amplificatore conico (a forma di imbuto) attraverso il quale (per..) potevano meglio diffondere il suono (...sona) della propria voce.

In questo senso e in termini generali la persona indica quello strumento mediante il quale amplificare le caratteristiche implicite, latenti, non immediatamente evidenti, della maschera rappresentata dall’attore.

In termini più scientifici ed attuali la personalità può essere definita come segue:

è una modalità stabile, strutturata, di pensare, sentire e comportarsi che definisce lo specifico adattamento conseguito e lo stile di vita dell’individuo rispetto al suo ambiente.

La personalità esprime quindi il modo abituale di essere del soggetto, rispetto a sé stesso (mondo interno) e al suo mondo esterno, che si esprime in diverse aree:

 

  • Identità: rappresentazione di sé, immagine di sé, autostima, senso di autoefficacia, integrità e forza dell’io.

 

  • Congnitività: modo di percepire e interpretare sé stessi, gli altri e gli avvenimenti.

 

  • Affettività: varietà, intensità, labilità delle emozioni, caratterialità e temperamento, adeguatezza della risposta emotiva.

 

  • Funzionamento interpersonale: modalità di gestire la proiezione di sé stesso dall’interno all’esterno e viceversa (introversione vs estroversione).

 

  • Controllo degli impulsi: capacità di gestire e tollerare la frustrazione, modalità di mediazione e gestione della risposta, livello di mediazione fra principio di piacere e principio di realtà.

 

Mentre la definizione restituisce una visione per certi aspetti statica del costrutto in esame, cioè la personalità come qualcosa di dato, precostituito nell’individuo che stabilizza il suo modo di funzionare, caratterizzandolo come qualcosa di unico e irripetibile, non bisogna dimenticare il senso geneticamente dinamico del concetto stesso.

Nella costruzione della personalità dell’individuo intervengono differenti fattori schematizzabili come segue:

 

  • Fattori genotipici: si riferiscono alla configurazione organistico-biologica dell’individuo, nel suo patrimonio filogenetico ed ontogenetico. L’uomo appartiene ad una specie e come tale ne condivide le caratteristiche genetiche; tuttavia presenta anche elementi di differenziazione, che ne definiscono la qualità particolare della propria struttura. Nei fattori genetici rientrano anche variabili di carattere costituzionale maturazionale come il temperamento.

 

  • Fattori fenotipici: si riferiscono a tutti i fattori esplicitati dal fenotipo corporeo e psicologico comportamentale dell’individuo, includendo l’insieme delle caratterizzazioni personali in termini di intenzionalità, esperienze, presentificazione di sé, filtraggio e attribuzione di contenuto alle esperienze.

 

  • Fattoti ecotipici: sono tutte le variabili dipendenti o derivanti dall’appartenenza dell’individuo ai propri contesti. Questi non sono solo l’insieme dei luoghi fisici ai quali egli appartiene, ma anche l’insieme delle regole, dei riti di passaggio e di crisi che pongono in termini di nuovi adattamenti richiesti.

 

Il modello psicoanalitico

Il modello psicoanalitico operazionalizza una concezione energetica dell’uomo, secondo una declinazione di tipo dinamico e topografico, strutturale e stadiale.

 

L'uomo viene definito come un sistema dotato di una propria spinta energetico-pulsionale di natura endogena (fonte), orientata alla scarica di sé stessa (meta), attraverso l’ausilio di specifiche modalità oggettuali (oggetto). La pulsione rappresenta quindi la componente “vitale” del sistema nervoso ed è “una misura del lavoro richiesto alla mente a causa del suo legame con il corpo” (Freud, 1915). Lo sviluppo viene concepito come un processo finalizzato a ristabilire stati di equilibrio (omeostasi) nuovi, attraverso un ridimensionamento organizzativo, in virtù delle nuove istanze energetiche emergenti nei diversi periodi di vita dell’individuo e in virtù delle possibilità espressive concesse dal sistema individuale, relazionale e culturale di appartenenza. Lo sviluppo ha un’istanza eziologica di tipo endogeno, individuabile nella dinamica pulsionale del soggetto (la componente regolativa di tipo esterno ha una natura secondaria) e una configurazione emergente dal ruolo difensivo (meccanismi di difesa) svolto dall’IO, nella mediazione delle istanze di realtà (IO e principio di realtà), di piacere (ES e principio di piacere), di controllo (SUPER-IO). Ogni sviluppo non è migliore o peggiore, ma altamente individuale e storicizzato nel percorso evolutivamente specifico di ogni singolo individuo: sono tante le forme di sviluppo possibile, ognuna delle quali comporta sempre un confronto personale con il dolore, la perdita, la difesa, la coartazione della propria istintualità primaria. La trasformazione dell’energia libidica ed aggressiva è un’ istanza necessaria in conseguenza della coscientizzazione della morale genitoriale e sociale.

Lo sviluppo dell’individuo segue un percorso universalmente definito all’interno di una sequenza stadiale, in cui ogni stadio si caratterizza per una pulsionalità emergente da una zona erogena specifica; ciò comporta la necessità per il bambino di confrontarsi con esigenze differenti in funzione di quali sono i suoi comportamenti pulsionali prevalenti e a seconda di come il contesto delle relazioni contiene, mentalizza, proibisce o incentiva i suoi comportamenti.

 

La Fase Orale si sviluppa lungo il corso del primo anno di vita del bambino e si caratterizza per l’investimento libidico ed aggressivo della bocca, della lingua e delle parti coinvolte nella oralità del bambino. La spinta pulsionale porta il bambino a soddisfarla attraverso una utilizzazione di questa parte di accesso al corpo (oralità) come mezzo che si avvale di oggetti inizialmente vissuti come una estensione di sé (il seno materno), in una dinamica che vede bambino e mamma in un rapporto di indifferenziazione funzionale e fusionale (narcisismo primario). Comportamenti come succhiare, sputare, protrudere la lingua, morsicare, tenere, assumere producono piacere perché consentono al bambino di scaricare la carica pulsionale associata a questa zona erogena. Il bambino sperimenta non solo piacere, ma anche frustrazione e angoscia associata alla non disponibilità immediata dell’oggetto materno (il seno); la frustrazione e il dolore sono una componente importante per uno sviluppo sano, e vengono compensate attraverso la soddisfazione allucinatoria del piacere. Se questa fase fosse troppo piacevole per il bambino si porrebbe il rischio della formazione di fissazioni nella soddisfazione della pulsionalità orale, vissuta come completamente e totalmente soddisfacente. Anche la non sufficiente soddisfazione della pulsionalità orale del bambino pone dei problemi per lo sviluppo successivo, in quanto l’impossibilità di scaricare la tensione pulsionale porta ad un accumulo di angoscia e tensione su un corpo (madre-bambino) vissuto come capace di porre dei bisogni, ma non in grado si soddisfarli. Ciò è complicato dalla dinamica relazionale con “la mamma” basata sull’attaccamento. La situazione migliore si caratterizza per una dinamica intermedia fra soddisfazione e frustrazione (madre sufficientemente buona), in cui il genitore non si pone solo come oggetto che deve rispondere immediatamente a ogni bisogno espresso, ma anche come soggetto dotato di una intenzionalità che gli è propria, in grado di restituire delle pause nella relazione, di differenziare i confini del proprio sé da quelli del bambino, consentendo al bambino di sperimentare degli stati e dei contenuti in modo autonomo (ruolo delle regole di differenziazione e limitazione). Ciò dipende dalla capacità dell’adulto di recuperare le proprie parti infantili, di rielaborare funzionalmente i propri nuclei problematici, di ridistribuire i ruoli genitoriali introiettati ridefinendoli in un contesto di senso narrativo personale.

 

La Fase Anale si sviluppa nel corso del tempo che intercorre fra la fine del primo anno e il terzo anno di vita del bambino.

Questa fase si caratterizza per un investimento pulsionale della zona anale, nelle funzioni di trattenimento ed espulsione delle feci. Il bisogno fisiologico di defecare si associa ora ad un aumento della tensione pulsionale, che il bambino tende a scaricare attraverso la defecazione, ciò provoca piacere. Come nello stadio orale, anche in questo la zona erogena provoca non solo piacere, ma anche dolore e angoscia, nella misura in cui il bambino deve confrontare la scarica con il principio di realtà e moralità imposto (egli deve imparare a sostituire la defecazione involontaria, con la defecazione volontaria e ritardata). Nella fase anale il bambino incomincia l’identificazione con oggetti interni del suo corpo, vissuti come sporchi, da nascondere e trattenere nella misura in cui la loro produzione si associa a delle richieste fortemente vincolanti e coartanti la sua spontaneità. Anche in questa fase la situazione migliore è quella che consente una sufficiente soddisfazione, ma anche quella che restituisce al bambino una richiesta di regolarizzazione e controllo.

 

La Fase Fallica si sviluppa nel corso del tempo che intercorre fra il terzo anno e il quinto anno del bambino (FORMAZIONE DEL SUPERIO).

Questa fase si caratterizza per una scoperta della genitalità maschile e femminile, nella risoluzione del complesso Edipico attraverso l’identificazione del bambino con il papà e della bambina con la mamma. La zona erogena investita è quella genitale; il bambino e la bambina sono interessati a conoscere le differenze dell’altro sesso e a mostrare la loro sessualità. Si presenta in questo periodo una normale e fisiologica componente masturbatoria. Come per i precedenti periodi è importante che il bambino non sperimenti solo piacere, ma anche una dilatazione del desiderio sulla base delle regole del principio di realtà, evitando situazioni di fissazione. Egli deve poter esplorare liberamente il proprio corpo, conoscerne le caratteristiche distintive e di piacere. Ciò deve essere vissuto come una attività spontanea e possibile non perseguita da una moralità incombente a carattere persecutorio. È in questa fase che il bambino struttura la propria tipizzazione sessuale nella risoluzione del complesso edipico. Questo assume un contenuto e una caratterizzazione differente a seconda della sessualità fisiologica e fenotipica del bambino e della bambina. Nel maschietto il complesso edipico si caratterizza per un contenzioso relazionale tra il bambino e il papà, il quale viene vissuto come un elemento che ostacola il desiderio del bambino di scaricare la propria pulsionalità sessuale sull’oggetto materno. Il bambino desiderando la madre tutta per sé, teme la reazione paterna: egli vive un forte stato di tensione caratterizzato dalla compresenza di due sentimenti opposti rappresentati dal desiderio della mamma (pulsione sessuale) e dall’ostilità (pulsione aggressiva) verso la figura paterna. Questa situazione altamente dialettica viene risolta attraverso la rimozione sia del sentimento verso la madre sia dell’ostilità verso il padre, con il quale il bambino si identifica, essendo questa l’unica modalità di risoluzione non angosciante del desiderio sessuale orientato verso la figura materna. Ciò porta alla formazione del Super-io come derivato della introiezione della figura genitoriale.

La qualità del processo identificativo e la natura della struttura Super-egoica emergente dalla risoluzione del complesso edipico, dipende dalla qualità del sistema familiare e dalle dinamiche che lo caratterizzano in termini prevalenti (famiglia depressa, coartata, litigiosa, disorganizzata, barricata). Il Super-io tuttavia non coincide solo con la coscienza derivata dalla introiezione della sola figura paterna con la quale il bambino si identifica, ma include anche altre forme di esperienza regolativa derivate dalla identificazione con figure non genitoriali. Il Super-io inoltre non rappresenta solo una funzione censoria e limitante, ma può svolgere anche funzioni propositive. Esistono altre forme di regolazione del comportamento che Weiss (Principles of Psychodynamics. Grune e Stratton, 1950, New York. trad. it. Struttura della mente umana. Raffaello Cortina Editore). ha identificato nella “presenza psichica” e nella “identificazione risonante”. Il super-io è una struttura che viene coscientizzata dal bambino solo sulla base di una egoicità preesistente: vale a dire che il super-io non sostituisce l’io del bambino, ma definisce solo i confini di regolazione dei comportamenti e delle scelte possibili.

 

La Fase di Latenza si sviluppa dai 5-6 anni fino all’inizio della pubertà.

Questa è una fase di calma relativa in cui le pulsioni sono represse o comunque convogliate in aree differenti dal corpo. Il bambino si impegna in attività scolastiche, amicali, sociali accettabili, secondo l’ordine morale definito dalla sua configurazione personologica ormai ben strutturata. Il suo equilibrio e la sua capacità di investimento relazionale dipende da come ha superato le tensioni dei periodi precedenti, di quanta energia ha dovuto investire su contenuti rimossi e di quanta energia libera gli resta. Questa è la fase della sperimentazione di un nuovo stato di indipendenza o di dipendenza più matura, che ha inizio con la frequenza della scuola elementare.

 

            La Fase Genitale inizia con la pubertà (adolescenza).

Gli impulsi sessuali latenti nel periodo precedente ricompaiono in conseguenza anche delle modificazioni fisiologiche ed ormonali dell’organismo. Ora la spinta sessuale non è più orientata sull’oggetto materno o paterno.

Secondo il modello psicosessuale, lo sviluppo è un processo che passa attraverso una mediazione continua fra le istanze endopsichiche di natura pulsionale (le quali orientano l’organismo verso la via di soddisfazione che presenta la minor resistenza) e le istanze di realtà convogliate dalle regole sociali, culturali, genitoriali (Super-io). È fra questi due contesti che l’Io individuale si trova conteso nella gestione della propria salvaguardia adattiva attraverso mezzi difensivi che consentono di soddisfare il desiderio senza negare la realtà. I meccanismi di difesa di cui dispone l’IO si basano su una trasformazione dell’energia originaria per renderne la scarica accettabile socialmente e individualmente: l’io persegue la soddisfazione dei bisogni pulsionali, ma in modo accettabile per sé.

L’approccio teorico freudiano presenta aspetti complessi definiti nella sua configurazione DINAMICA, TOPOGRAFICA, STRUTTURALE, EVOLUTIVA. Il motore dello sviluppo è rappresentato dal sistema pulsionale del soggetto (PULSIONE DI VITA/LIBIDICA, PULSIONE DI MORTE/AGGRESSIVA). Le pulsioni sono sganciate ed indipendenti dagli oggetti e perseguono come unico fine quello della loro scarica. Le pulsioni emergono da substrati biologici differenti in periodi differenti della vita del soggetto (STADI PSICOSESSUALI). Il funzionamento individuale è regolato strutturalmente dall’IO che interviene come sistema di mediazione e di integrazione fra ES e SUPERIO.

 

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CARATTERISTICHE E FUNZIONI SVOLTE DALL’IO

-          Esame di realtà

-          Controllo degli impulsi

-          Processi di pensiero

-          Giudizio

-          Funzionamento sintetico integrativo

-          Padronanza delle competenze

-          Autonomia primaria e secondaria

 

In questo senso l’IO rappresenta la componente esternalizzata del sistema psicologico funzionale individuale. L’IO è inconscio per quanto concerne il suo funzionamento come sistema difensivo e conscio per quanto concerne le sue funzioni adattive.

 

CARATTERISTICHE E FUNZIONI SVOLTE DALL’ES

L’ES è la parte più ancestrale dell’individuo e rappresenta il sistema che fornisce il carburante principale al funzionamento dell’individuo, attraverso al propria energia pulsionale. Vengono a questo proposito distinte due sistemi pulsionale principali corrispondenti rispettivamente con la pulsione di vita o libido e con la pulsione di morte o destrudo. L’ES è totalmente inconscio e funziona secondo il principio di piacere ossia il principio secondo il quale ogni pulsione emergente lungo un substrato biologico specifico, crea una tensione la cui meta è la scarica della stessa. Le pulsioni sono ontologicamente non relazionate e prive di riferimenti oggettuali: gli oggetti entrano solo “incidentalmente” o “strumentalmente” nel processo di scarica della stessa.

 

CARATTERISTICHE E FUNZIONI DEL SUPERIO

Il SUPERIO è in parte conscio e prevalentemente inconscio (il superio deve essere distinto dalla PRESENZA PSICHICA e dall’IDENTIFICAZIONE RISONANTE) e svolge le seguenti funzioni:

- Funzione di COSCIENZA MORALE: prescrive che cosa la persona non deve fare secondo i valori genitoriali e sociali internalizzati

- Funzione di IDEALE DELL’IO: prescrive che cosa la persona deve fare e come deve essere.

Il sistema difensivo dell’io è una componente sostanziale per un funzionamento sano e non patologico; è possibile asserire che esiste una relazione direttamente inversa fra sistemi difensivi adottati dal soggetto e la patologia psicologica.

Quanto più l’IO è difeso tanta meno probabilità ha di esprimere una patologia e viceversa.

I più importanti meccanismi di difesa sono i seguenti:

 

DIFESA

DEFINIZIONE

Acting out

Agire senza riflettere o senza apparente considerazione per le conseguenze negative dell’azione

Affiliazione

Essere in grado di rivolgersi ad altri per ricevere aiuto o supporto

Aggressività passiva

Esprimere aggressività verso gli altri in modo indiretto e non dichiarato

Altruismo

Occuparsi dei bisogni degli altri al fine, in parte, di venire in contro anche ai propri

Annullamento retroattivo

Attuare comportamenti finalizzati a riparare simbolicamente o a negare precedenti pensieri, sentimenti o azioni inaccettabili per il soggetto

Anticipazione

Prendere in considerazione soluzioni alternative realistiche e prevedere le reazioni emotive a problemi futuri, ma anche saper sperimentare l’angoscia futura attraverso la rappresentazione mentale sia delle idee sia degli affetti angoscianti

Autoaffermazione

In una situazione conflittuale o stressante, saper riflettere sui propri sentimenti, pensieri, motivazioni e comportamenti in modo appropriato

Autosservazione

In una situazione conflittuale o stressante, saper riflettere sui propri sentimenti, pensieri, motivazioni e comportamenti in modo appropriato

Dissociazione

Alterazione temporanea delle funzioni integrative della coscienza, della memoria, della percezione di sé o dell’ambiente, del comportamento sensorio-motorio

Fantasia autistica

Sostituire con fantasticherie la ricerca di relazioni umane, di azioni più dirette ed efficaci o la soluzione di problemi

Formazione reattiva

Percepire come inaccettabili i propri comportamenti, pensieri o sentimenti, e sostituirli con equivalenti diametralmente opposti

Idealizzazione

Attribuire ad altri o a sé caratteristiche esageratamente positive

Identificazione proiettiva

Proiettare su qualcun altro un affetto o impulso inaccettabile per il soggetto. Non disconoscere ciò che si è proiettato (a differenza della proiezione semplice), ma interpretarlo erroneamente come reazione giustificata nei confronti dell’altro

Intellettualizzazione

Orientarsi verso un pensiero eccessivamente astratto per evitare di provare sentimenti disturbanti

Isolamento affettivo

Incapacità di sperimentare contemporaneamente le componenti cognitiva ed affettiva di un’esperienza e quindi sottrarre alla coscienza la tonalità affettiva

Negazione/diniego

Non riconoscere aspetti della realtà esterna/interna che sono invece evidenti per gli altri. Il termine diniego psicotico si usa quando vi è una grave alterazione dell’esame di realtà

Onnipotenza

Comportarsi come se si fosse superiori agli altri o si possedessero speciali poteri o capacità

Proiezione

Attribuire ad altri i propri sentimenti, impulsi, pensieri inconsci e inaccettabili. Il termine proiezione delirante si usa quando vi è una grave alterazione dell’esame di realtà

Razionalizzazione

Inventare spiegazioni, circa il comportamento proprio o altrui, rassicuranti o funzionali a se stessi, ma non corrette. Il termine distorsione psicotica si usa quando vi è una grave alterazione dell’esame di realtà

Repressione

Evitare intenzionalmente di pensare a problemi, desideri, sentimenti o esperienze in quel momento troppo disturbanti

Rimozione

Incapacità di ricordare o essere cognitivamente consapevoli di desideri, sentimenti, pensieri, esperienze disturbanti

Scissione

Vedere se stesso o gli altri come interamente buoni o cattivi, non riuscendo a integrare gli aspetti positivi e negativi di sé e degli altri in immagini coerenti

Spostamento

Generalizzare o dirottare un sentimento per un oggetto, verso un altro oggetto solitamente meno temuto

Sublimazione

Saper canalizzare sentimenti e situazioni potenzialmente disadattivi in modo socialmente accettabile

Svalutazione

Attribuire a sé e ad altri caratteristiche esageratamente negative

Umorismo

Saper cogliere con ironia gli aspetti divertenti delle situazioni conflittuali e/o stressanti