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Essere depressi, sentirsi depressi

Il vero viaggio di esplorazione
non consiste nell’andare
in cerca di nuovi panorami,
ma nel guardare con occhi nuovi.
Attribuito a MARCEL PROUST
1871-1922


 
Quando il panorama della propria “recita” diventa insostenibile perché crogiolato all’interno di una ripetitività continua di copioni, la vita s’inaridisce e irrigidisce perché perde la linfa vitale della novità e dell’originalità di Sè. È in questo panorama che nasce la depressione, ossia la spinta verso il basso, verso la chiusura, verso l’annullamento.
I momenti di isolamento e ritiro nella separatezza dal Linguaggio degli Altri può rappresentare una fase importante per i processi di crescita individuali, tanto quanto i momenti di adesione letterale ai Copioni culturali esterni. La concettualizzazione isolata e contrastata di Sè, rappresenta, con le connotazioni emotive che la caratterizzano, una modalità connaturata all’essere umano, un processo attraverso il quale la persona si confronta con il mondo dei cambiamenti, dei passaggi evolutivi, delle perdite, delle frustrazioni, implicate necessariamente in qualunque percorso esistenziale, individualizzandosi. Ogni cambiamento come tale, è sempre perdita di qualcosa di noto e implica l’incertezza (avventura) dell’ignoto, pertanto comporta sentimenti di restrizione depressiva nell’isolamento della Parola, nell’incomunicabilità dei sentimenti, nell’Angoscia tracimante delle lacrime strozzate e nell’Ansia per l’ignoto che avanza (un divorzio, un lutto, la perdita del lavoro, la fine di un’amicizia, la conclusione di un percorso di studi, il passaggio ad una nuova fase evolutiva, i figli che crescono, un litigio, un rimprovero etc.). Ciò è umano al punto che si può affermare che “….finché non si è provato ad essere depressi non si è davvero Uomini….”. La depressione si caratterizza nei paesaggi emotivi della tristezza cupa, della malinconia, della nostalgia, dell’ansia e della paura, per il senso di incompletezza, isolamento, annebbiamento connessi con l’immagine di un’esistenza che non procede e che s’installa in una posizione di stallo, ma anche della rabbia per l’immagine di un’esistenza (l’esterno rappresentato dagli Altri, piuttosto che dagli avvenimenti avversi) che si pone come intralcio alla propria felicità. Tuttavia è certamente differente una condizione sana di stallo temporaneo, di chiusura della progettualità del senso, rispetto ad un’esperienza depressiva che in senso patologico chiude attorno a sé stessa non solo ogni via di fuga, ma anche l’idea stessa di avere soggettivamente qualche possibilità di ripresa.

Nella depressione “la perdita della comunicazione, e la conseguente perdita del poter vivere, dilagano così che l’intera esistenza si fa esangue e vuota…..il non voler più prendere parte alla vita, e anzi il non poter più prendere parte ad essa, diviene parola tematica della malinconia”. (V.E. von Gebsattel, Imago Hominis).
La differenza tra un’esperienza depressiva che racchiude in sé anche un corrispondente potenziale di crescita e un’esperienza depressiva che ammala la Persona non è qualitativa, ma nell’intensità quantitativa delle emozioni esperite e dei vissuti rappresentati.

Tuttavia tale differenza quantitativa è sostenuta anche da una differenza qualitativa nella rigidità, impermeabilità e assolutezza delle credenze strutturali di base che la singola persona ha su di Sè (“non valgo nulla”, “non sono in grado”, “non concluderò mai niente” etc.), sugli Altri (“non mi accettano”, “mi escludono sempre” etc.), sul Mondo (“nulla di buono mi prospetta il domani”, “la vita è troppo difficile per me”), piuttosto che la tendenza a viversi (inconsapevolmente) in modo condizionale. In quest’ultimo caso il valore di Sè è condizionato da risultati di performance (in ambito scolastico, lavorativo, relazionale o in qualunque realtà progettuale che ha il senso per quella persona in quel momento) di capacità irrinunciabili se non a costo di una sensazione pervasiva di non valore sostanziale di Sè stessi che a quel punto emerge in modo assoluto (“non sono proprio in grado”, “gli altri sono più bravi”,”….e quindi non valgo”).
Mentre con depressione esogena o reattiva ci si riferisce a come un evento critico esterno possa insistere sul vissuto emotivo della singola persona (tutte quelle situazioni che violano le proprie aspettative e l’idea personale di insormontabilità del problema in essere), toccandola e portandola nei panorami depressivi della tristezza, della malinconia, dell’angoscia, dell’ansia, della paura, della vergogna, con un processo che parte dall’esterno verso l’interno, con depressione endogena ci si riferisce alle medesime sensazioni emotive, ma non sostenute dalla presenza di uno o più eventi immediatamente eclatanti e “visibili” dall’esterno. È come se all’interno della personalità di un individuo si verificasse una frattura, solo apparentemente inspiegabile. La depressione endogena spesso ha un’oscura preparazione lenta e subdola, lungo il percorso della propria vita (Styron W. Un’oscurità trasparente. 1996) e l’emersione improvvisa del sintomo rappresenta, per certi aspetti, il momento in cui la Persona consegue la convinzione, l’idea, l’immagine di insostenibilità e di fallimento assoluto del proprio progetto di vita oltre all’idea dell’irreversibilità di tale condizione.

Mentre la forma depressiva di tipo reattivo presenta un decorso prognostico, teoricamente, più favorevole, se connesso con la capacità della Persona di incorporare lo smacco subito e/o vissuto dall’invalidazione episodica esterna, la forma depressiva endogena, proprio perché più radicale e sostanziale, anche conseguentemente da un punto di vista della pervasività dei sintomi, crea una maggior percezione di irreversibilità e di vergogna personale, sulla quale si possono innestare vissuti e idee di morte, talvolta non prevedibili.
 
Quali sono i sintomi?
 
Umore
-          Sensazione di tristezza, preoccupazione
-          Sensazione di impotenza e insoddisfazione generalizzata
-          Sensazione di vuoto
-          Perdita di interesse e di piacere nelle cose
-          Perdita di energia, vitalità, speranza, progettualità
-          L’umore può diventare insensibile a fatti e circostanze positive
-          Ritiro sociale
-          Irrequietezza e irritabilità
 
Pensieri, immagini, sensazioni
-          Pensieri negativi circa sé stessi, il presente ed il futuro
-          Ruminazioni depressive e pensieri pessimistici ricorrenti
-          Scarsa concentrazione, perdita di memoria, difficoltà a prendere decisioni
-          Sensazione che possa accadere qualcosa di pericoloso e paure esagerate
-          Disperazione
-          Pensieri di morte e idee di suicidio
-          Pensieri irreali di colpa, malattia, povertà
 
Somatici
-          Disturbi del sonno
-          Disturbi dell’appetito
-          Affaticabilità e diminuzione dell’energia
-          Perdita di interesse in numerose attività
-          Sintomi gastrointestinali
-          Dolori inspiegabili o che non hanno una base medica