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Il bullismo: articolo pubblicato sulla rivista Profilo salute

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Jhonny, un ragazzo tranquillo di tredici anni,  era  diventato una  specie di “gioco umano” per alcuni dei suoi compagni. Lo tormentavano, gli rubavano i soldi, lo costringevano ad ingoiare erbacce, lo picchiavano nel bagno  […].  Quando  i  torturatori di  Jhonny  vennero interrogati  [...] affermarono che  perseguitavano la  loro  vittima  perché  la  cosa,  dissero testualmente,  “era  divertente”
(Olweus, 1996, p.9).
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I DSA e gli altri BES: indicazioni per la pratica professionale

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Guida e Frequently Asked Questions sui Disturbi specifici dell'apprendimento e sui Bisogni educativi speciali, elaboarato dalla Commissione Nazionale Psicologi per l'area DSA.


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Nessuno merita di subire prepotenze: il bullismo in ambito scolastico

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Con il termine di bullismo s’intende un fenomeno tipicamente sociale che caratterizza dinamiche relazionali disfunzionali in situazioni di gruppo. In questo senso, prima ancora di orientare individualmente sulla focalizzazione della tipicità psicologica ed emotiva degli attori relazionali coinvolti nel fenomeno (il bullo, la vittima, gli spettatori), il bullismo dovrebbe rappresentare il sintomo attraverso il quale un gruppo (nella figura degli adulti che funzionano da cornice relazionale di gestione, supervisione, educazione) accoglie e si occupa dell’esternalizzazione della propria patologia organizzativa e di mal funzionamento.

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Aspetti psicologici e cognitivi dello stress nella professione docente

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Ricerca pubblicata sul sito Educare.it

La ricerca analizza la dimensione dello stress lavoro correlato nella professione docente. Viene analizzato il costrutto in esame in relazione ai comportamenti difficili degli studenti in un campione di docenti di Scuola dell’Infanzia, Primaria e Secondaria. Secondariamente sono state messe in relazione le differenze individuali riscontrate nella dimensione dello stress, con variabili prettamente psicologiche: locus of control behavior e self efficacy generalizzata. L’analisi dimostra come la professione docente possa essere caratterizzata nei termini di un’attività con livello di strain potenzialmente alto. Le differenze individuali vengono spiegate in rapporto ai fattori psicologici individuali sopra specificati.

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L'Apprendimento: dai modelli Associazionisti a quelli Costruttivisti

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Il Comportamentismo rappresenta un paradigma teorico, concettuale e metodologico che nasce a cavallo tra il XIX e XX con J. Watson (1878-1958) negli Stati Uniti, in contrapposizione alla corrente di pensiero prevalente in quel periodo storico definita Introspezionismo (W. Wundt, 1832-1920).

Wundt, diede vita a Lipsia, nel 1879, al primo laboratorio di psicologia sperimentale, con lo scopo di rendere la psicologia una disciplina autonoma e scientifica, incorporando nella stessa il metodo scientifico delle scienze naturali. Egli propose lo studio del modo in cui la mente elabora le sensazioni provenienti dal corpo. Buona l’intenzione, ma errato il metodo: infatti Wundt utilizzava come metodologia di ricerca l’analisi dei report introspettivi dei propri soggetti sperimentali, attraverso l’osservazione sistematica e diretta dei processi che hanno luogo nella persona, nel momento in cui fa esperienza di un fenomeno. I limiti di tale metodologia possono essere ricondotti alla eccessiva soggettività dell’esperienza introspettiva, alla scarsa oggettività dei confronti fra esperienze introspettive differenti rispetto ad uno stesso fenomeno, alla inaccessibilità o scarsa accessibilità dell’introspezione di alcuni soggetti, come ad esempio i bambini piccoli.

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Da una prospettiva medico – sanitaria ad una bio-psico-socio-antropologica

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A partire dalla seconda metà del secolo scorso l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha elaborato differenti strumenti di classificazione inerenti l’osservazione e l’analisi delle patologie organiche, psichiche e comportamentali delle popolazioni, al fine di migliorare la qualità della diagnosi di tali patologie.

La prima classificazione elaborata dall’OMS, “La Classificazione Internazionale delle malattie” (ICD, 1970) risponde all’esigenza di cogliere la causa delle patologie, fornendo per ogni sindrome e disturbo una descrizione delle principali caratteristiche cliniche ed indicazioni diagnostiche. L’ICD si delinea quindi come una classificazione causale, focalizzando l’attenzione sull’aspetto eziologico della patologia.

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Alfabetizzazione emergente

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Alfabetizzazione emergente è un concetto relativamente recente che si colloca in continuità con le teorie costruttiviste sull’apprendimento.

In quest’ottica il bambino viene considerato come un elaboratore attivo di informazioni e teorie di significato “ingenue” sul mondo, ancora prima di partecipare a percorsi strutturati di alfabetizzazione. Vygotskij prima, Bruner (Sempio, O. L. 1998) poi, hanno cristallizzato il ruolo dei processi sociali implicati nella co-conduzione dello sviluppo del bambino, all’interno di un’idea della mente, intesa come costrutto relazionale. Le teorie out-in (Tryphon, A. e Vonèche, J. 1996), come quelle sopra descritte, non  escludono o annullano il ruolo di processi maturazionali (teorie in-out), i quali connotano il piano della rappresentazione semantica all’interno del particolare periodo evolutivo in cui il bambino si trova (Tryphon, A. e Vonèche, J. 1996), ma permettono una integrazione sostanziale tra i vari approcci (HIP, modelli psicogenetici e modelli costruttivisti) nell’ambito dello studio dell’apprendimento.

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Prerequisiti all'apprendimento di lettura e scrittura

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In termini generali è possibile considerare i precursori dell’apprendimento come elementi che consentono di ipotizzare, sulla base di una osservazione e conoscenza sistematica del funzionamento cognitivo-emotivo del singolo alunno, l’adeguatezza o meno del suo percorso evolutivo rispetto a quanto verrà operazionalizzato in termini di alfabetizzazione formale successiva.

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